Una meravigliosa Iolanta fiorentina

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E all’Opera di Firenze è la volta della prima della Iolanta, di Čajkovskij. Di rubarmi il cuore.

Meravigliosa, innanzitutto. Una su tutte: la musica, per quella che per il compositore sarà la sua ultima opera, il suo saluto al pubblico, e volendocelo vedere una sorta di testamento. Passando poi alle scenografie, che vogliono ricordare la tecnica della litografia, e quindi si esprimono sui toni del bianco e nero.


Abbiamo avuto modo di parlare con il regista – Mariusz Trelinski – , nettamente più easy e friendly di tanti suoi colleghi, che approda in Italia per la seconda volta e ha le radici nel lavoro su grande schermo.


Da subito cordiale, ci spalanca le porte del suo ‘c’era una volta’ portandoci sul palco, direttamente nella stanza della sua eroina.


Un’opera a più livelli di lettura, che si camuffa da fiaba per arrivare a toccare invece nodi profondi della psiche umana. Proprio Trelinski ci fa pensare al lavoro di Bruno Bettelheim, e a come una fiaba vada presa con tutt’altro che leggerezza.

In questo caso in scena abbiano lieto fine e svolgimento sereno, sì, ma dai colori cupi, e personaggi con grandi dissidi interiori. La visione del registra è preziosa per trovare una chiave di lettura, il quale fa appunto notare che crescendo Iolanta comincia a percepire la sua diversità, inizialmente senza comprenderla a fondo, ma con il subitaneo profondo desiderio di colmare questo gap invisibile. Quando scopre di essere cieca, rinuncerebbe alla vita pur di vedere. Ed in fondo chi fa diversamente? Per uniformarsi agli altri, alla società, tutti noi ci limiamo, ci definiamo, sgrossiamo parti del nostro carattere e modo di essere… Devo ammettere che mi ha molto fatta pensare.


Anche per stasera di sognare ad occhi aperti ho finito (purtroppo!). Buona notte Opera, e andate a vedere Iolanta!