Danimarca: come ti insegno l’empatia a scuola

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Empatia

dal greco εμπαθεία, en- dentro, e pathos, sentimento

con questo termine, coniato da Robert Vischer, ci affacciamo alla ‘scienza del cuore’.

Vischer concepì la capacità di sentir dentro e di con-sentire, ossia di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo. Rappresenta la straordinaria capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo. E, in verso opposto, di percepirli.

Nel corso degli anni l’argomento sarà trattato da vari punti di vista da grandi nomi del panorama della psicologia e della filosofia, come Lipps, Stein, Freud, Rogers, Rosenberg. L’empatia come fenomeno da osservare, come capacità da sviluppare o innata in noi, come risorsa o limite…

Uno studio dell’Università del Michigan, svolto su circa 14 mila studenti universitari ha evidenziato come i ragazzi di oggi siano circa il 40% meno empatici rispetto agli universitari degli anni ’80 e ’90, con un considerevole aumento di disturbi mentali e depressione. Alcuni credono che questo dipenda dal fatto che la società sia diventata molto più narcisistica di quanto non lo fosse 30 anni fa.

Ma se dalle nostre parti non sembra esserci soluzione al problema, se non la rassegnazione verso un sempre maggiore livello di cinismo e distanza fra le persone, così non la vedono nella terra con gli abitanti più felici del mondo – probabilmente non a caso – stando al World happiness report 2016: la Danimarca.

Ci sarà del marcio, ma perché non cercare di risolverlo insegnando un’ora di empatia la settimana a scuola? Fascia d’età flat, dai 6 ai 16 anni si può sempre imparare un po’ più di umanità. Durante la Klassens Tid, l’ora di classe, ciascuno può parlare dei suoi problemi personali o di gruppo, senza essere giudicato o essere centro di scherzi, ma anzi nel pieno rispetto degli altri che ascoltano mangiando un pezzo di torta preparato da loro. La creazione di un ambiente accogliente dove tutti si sentano a proprio agio è il punto cardine: solo così ognuno può sentirsi libero di esprimersi, pensare e condividere.

Non mi stupisce che sia considerato il paese più felice, se la considerazione dell’essere umano è questa! Un’offerta formativa davvero interessante, dove finalmente qualcuno ha capito che dietro ai numeri e alle classifiche ci sono degli individui, con dei sentimenti, capacità ed intelligenze diverse.
Dovremmo tutti imparare dal loro esempio, giustamente ‘calarci nei loro panni’, comprendere come questo sentire rappresenti una risorsa e partire dai più piccoli, dal ‘fin da subito’. Non aspettare di essere grandi, fossilizzati e dover sradicare convinzioni rafferme a picconate, con conseguente dolore e spaesamento.
Siamo tutti bravi a cercare di salvarci da grandi, ad un passo dall”ormai non possiamo farci più niente’. Tutti chiusi, anche se in cerca di qualcos’altro che sfugge. Sarebbe meglio capire di fermarsi prima, guardare gli altri negli occhi per un’ora e scoprire così di essere più vicini anche a noi.

Considererò l’idea di mandare i miei figli a scuola in Danimarca… con qualche cambio sui mezzi giusti dovrei farcela svegliandomi alle… 3, tutte le mattine. Confido che la mobilità faccia passi da gigante!