Alla scoperta di Copenhagen in tre giorni

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La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti.

diceva Soren Aabye Kierkegaard, che neanche a dirlo a Copenhagen era proprio di casa.

Così capisco questa città pensandola all’indietro, ritornando sui miei passi di un anno fa grazie alle emozioni che oggi sono vive in me.

 

Quando si scende da un aereo, da un treno, da un autobus… da una bicicletta, il primo impatto con un posto nuovo è un vero e proprio scontro. Dovunque giri lo sguardo non incontri niente che tu possa riconoscere: suoni, odori, facce ed abitudini differenti ti assalgono senza che tu abbia la possibilità di nasconderti. Basta un secondo perché parta l’immersione, che nel caso in questione nel mio caso è stato un treno che mi ha portata nel cuore della città a sera inoltrata.

Arrivare di sera in alcuni casi può rappresentare un handicap ad uno stato d’animo aperto e ricettivo, l’essenziale per interiorizzare senza traumi usi sconosciuti, perché le strade si fanno spoglie, i palazzi severi, le vetrine inospitali e tutto va spegnendosi. Non importa se arrivi in una capitale viva e frizzante: se arrivi in un posto dove non hai poli di orientamento, l’assenza di luce non aiuta, e ti senti subito un po’ perso.

 

Tutto cambia al mattino, quando a stomaco pieno e riposato, tolti di dosso i timori bianchi – rigorosamente infondati! – ti affacci in questo nuovo piano infinito (o almeno a te lo sembra in quel momento) colmo di possibilità e di avventure che sembrano essere lì giusto in attesa di te.

Copenhagen al mattino è bellissima. Una città che ho conosciuto senza luce piena e sole caldo, ma anzi con un freddo tagliente e sferzante che raramente ho incontrato nel corso della mia vita, da italiana viziata abituata a lu sole e lu mare. Eppure… lucente. Grandi finestre, grandi vetrate, negozi e locali arredati in quel tipico stile nordico che a noi ricorda tanto un pomeriggio all’Ikea, la sensazione di ordine che traspare da ogni dettaglio.

 

 

Impossibile perdersi, non in Danimarca, nonostante la lingua che alle nostre orecchie si presenterà in modo piuttosto infelice, con quelle sonorità così lontane che sembrano provenire da una conca o da un remoto fiordo. Copenhagen poi è perfettamente servita in entrata ed in uscita ed il suo centro storico facilmente esplorabile a piedi racchiude, inutile a dirlo, tutti i maggiori punti di interesse per il turista medio.

 

Avendo a disposizione un week-end, ho esplorato questa meta a me del tutto sconosciuta proprio come un turista medio, con qualche aggiunta di buon senso. Guida alla mano, ho cerchiato le tappe obbligate: i giardini di Tivoli, il porto antico di Nyhavn, il Teatro dell’Opera, la Marmorkirken, la famosissima statua della Sirenetta, il Kastellet, il torrione della Rundetårn, il castello cittadino di Rosenborg, la rilassante area pedonale Strøget, la colorata ed anacronistica Christiania. Per finire con una ciliegina sulla torta: un salto al castello di Kronborg, perché c’è del marcio in Danimarca.

 

 

Non poteva mancare per me un giro in barca per il canale ed un tratto del mare del nord, il grande e scuro Baltico che subito sotto la cupa superficie nasconde segreti e trappole per esperti marinai… decisamente ammaliante. E poi, per me non è viaggio se non scalo una torre e conquisto i sette mari.
Il senso di liberazione che provo guardando verso l’infinito, che sia l’orizzonte con il brulicare delle strade sotto di me o quello degli abissi, è una droga naturale e spontanea che ricerco ogni volta che mi è possibile e per me è paragonabile solo all’idea della partenza o alla sensazione del volo.
Sono partita da Nyhavn con un battelletto che proponeva tour nei canali attorno alla città, passando per alcuni punti di interesse. Ce ne sono per tutti i gusti, su vari mezzi e per tutte le tasche, trovate tutte le informazioni necessarie direttamente al posto o negli uffici turistici in giro per la città.

 

A Copenhagen ti tuffi, e a differenza degli eventi pericoli celati dalle acque che la bagnano, nel centro cittadino puoi farlo senza paura. Tutto e tutti ti daranno una mano nell’improbabile caso che tu riesca a perderti per una città così semplice e lineare. L’orientamento ti verrà spontaneo, il caos qui non è di casa.

 

Arrivando alla parte pratica: cosa mi è piaciuto di più di questa stupefacente città, cosa mi è rimasto? 🔜🔜