Copenhagen: cosa resta?

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Se la statua della Sirenetta ai miei occhi è un altro dei simboli proposti e riproposti, venduti e rivenduti, ormai quasi privi di un effettivo fascino, piccola e abbandonata su un tratto di costa che la espone ai venti ed al flusso continuativo di turisti via mare e via terra, i giardini di Tivoli conservano il loro incanto senza tempo ed il porto di Nyhavn resterà per sempre nel vostro cuore.

Il mio è un cuore grande che ha accolto non solo il porto antico, dove avrete l’impressione di camminare in una variopinta cartolina dalla bellezza mozzafiato ed i giardini di Tivoli che accolgono ancora oggi lo storico parco dei divertimenti in legno, ma anche la torre rotonda Rundetårn che giro giro vi mostrerà tutta la città fino a stenderla a 360° ai vostri piedi. Notevole anche la candida ed imponente Marmorkirken, e da vedere il Rosenborg, un vero e proprio castello con mura e giardini che respira nel centro cittadino e si mostra in tutto il suo splendore anche in giornate terribili, come quella in cui l’ho conosciuto io!

 

Estrosa e particolare, se avete tempo consiglio un salto alla Città Libera di Christiania, un esperimento sociale unico al mondo. Fondata nel 1971 da un gruppo di hippie, è un quartiere parzialmente autogovernato che ha conseguito uno status semi-legale come comunità indipendente che vive secondo i principi del rispetto e del libero arbitrio, propri dell’anarchia pacifista.

A maggior ragione, mi sento di sottolineare: rispettate Christiania. Non fate foto, non prendetevi libertà, siate discreti.

 

Dolcis in fundo: IL CASTELLO DI AMLETO! Sì, lo so, non dovrei fare così ma proprio non riesco a frenare l’entusiasmo.

 

Sono cresciuta con l’Amleto, al punto che fosse fuori questione non prendere un treno e perdere del tempo per attraversare la Danimarca (che per mia fortuna non è così lunga da tagliare per intero!) ed andare a vedere la fortezza dove Shakespeare ha ambientato la tragedia.

 

Per mia fortuna, l’imponenza di Kronborg ha fatto sì che perdere mezza giornata di un fine settimana per raggiungerlo ne valesse la pena.

 

Da dirlo: faceva – freddissimo.

Un freddo così freddo che ti riverbera nel cervello direttamente portato dal vento che soffia costante, ed esci sulle vette delle torri per guardare fuori solo perché ormai hai fatto tutti quei chilometri da casa tua… che, che fai, non esci a dare un’occhiata? A casa mia si dice ‘freddo becco’.

 

Una volta sul posto ho appreso che ogni estate nel cortile del castello si svolge un festiva shakespeariano. Ecco, una visita primaverile in Danimarca, se non proprio estiva, è un altro dei caldi consigli che mi sento di darvi.

 

Costruito nel 1420, impenetrabile e fortificato, uno sguardo al mare ed uno alla terra ma con evidente piglio difensivo e per niente friendly, vi accoglie con interni perfettamente conservati ed arredi dell’epoca e vari percorsi. Anche nei sotterranei, quasi al buio… un momento di brivido, un percorso da fare in gruppo.

 

Arrivarci con il treno è uno scherzo, il trasporto ferroviario danese è semplice e piuttosto intuitivo e dalla stazione potrete optare per il trenino alias servizio navetta fino al castello o fare quei quattro passi di numero per raggiungerlo a piedi. Nessun bisogno di indicazioni: affidatevi alla vostra vista. La cittadina quasi non esiste, impossibile non capire la direzione, ma se doveste riuscire nella mirabolante impresa di perdervi, vi prego: scrivetemi, voglio sapere tutto!

 

Quanto a cosa mi è rimasto… come spesso accade nei viaggi, ti accorgi dell’eco che un luogo fa in te solo dopo essere tornato a casa, e a volte nemmeno subito.

 

Prima di partire per la Danimarca non provavo un’emozione speciale, non ho mai ‘covato’ questa meta. Mentre ero li, ero indubbiamente curiosa e ciò che vedevo mi piaceva, mi meravigliava, però… però solo adesso forse, ad un anno di distanza, ho capito davvero ciò che mi ha lasciato dentro questo posto che nei secoli ha conservato uno spirito fiero e forte. Questo si sente, si sente lo spirito acceso dei suoi centri e dei suoi abitanti, le idee che brulicano, il forte istinto di andare avanti.

 

Ho l’impressione che l’istinto di sopravvivenza di anni più duri si sia tramandato in quello spirito di creazione ed evoluzione che porta oggi tutta la penisola scandinava a superarsi e a svettare per l’altissima qualità di vita e le innovazioni. Questo si sente. Si sente la vita di questo paese, sotto al freddo e sotto alla fredda pulizia di ogni cosa.

Alla Danimarca devo dire grazie della deframmentazione, forse non sarà il paese che mi attrae magneticamente e dove ogni anno avrò la tendenza di tornare, ma sicuramente rimarrà un marker indelebile in me.