Expanded Eye, far di se stessi un’opera d’arte

Il periodo di massimo splendore del cubismo era nei primi anni del ventesimo secolo, lo abbiamo letto tutti fra i banchi di scuola…

Sto forse cercando di propinarvi una noiosa visita al museo?

In barba ad ogni luogo comune sull’arte del passato, ci sono due persone che ancora oggi tengono vivi quegli ideali e li fanno rivivere usando la pelle come tela.

Avete capito bene, parliamo di tatuaggi cubisti!

Sempre più persone hanno un disegno sulla propria pelle (per non dire due, o tre), Jade Tomlinson e Kev James hanno dato vita al progetto Expanded Eye, e da Lisbona creano delle vere e proprie opere d’arte personalizzate.

Per farlo, pongono l’attenzione sulla storia di ognuno. Ed è così che i tatuaggi diventano unici ed intimi, disegnati su misura.

Passioni, scelte di vita, affetti… si dice che si porti tutto sulla nostra pelle, così questa frase assume un senso in più.

juliane_low_res600_2048Juliane Low – la lontananza da casa, una località di mare, e dalla famiglia

Se ci pensate, il tatuaggio nasce nelle culture proprio come un segno passaggio, un testimone della propria crescita personale o un modo di evidenziare una determinata caratteristica (forza, coraggio, senso della famiglia). I marinai si tatuavano ricordi di casa, o dei loro viaggi, e li consideravano dei porta fortuna.

A me piacciono davvero tanto, sarei curiosa di vedere cosa viene fuori dalle loro menti, il disegno che mi rappresenta… un modo curioso di specchiarsi in sé, no?

I due inglesi, nati come illustratori, oltre ad essersi reinventati come tatuatori vestono i panni di artisti a tutto tondo e dal sito propongono un giro fra i loro dipinti, le installazioni ed i lavori su ceramica.

Dalla sezione blog inoltre potrete restare sempre informati sui loro spostamenti e non perdervi nessuna grandiosa novità.

➡️ Voglio saperne di più!

Le mitiche auto Ermini in mostra a Firenze

E ancora una volta una mostra si lega a Leonardo a doppio filo e ci mostra come la sua testa corresse in avanti di migliaia di anni rispetto ai suoi contemporanei… questa volta ritroviamo la sua mente applicata alle macchine.

Così la mostra ‘Firenze da competizione -Ermini Racing Cars’, allestita da Camet-Club Auto Moto d’Epoca Toscano ci inizia alla sua mostra di auto d’epoca Ermini presentandoci il primo motore a scoppio brevettato dai toscani Barsanti e Matteucci nel 1854 e progettato dallo stesso Leonardo nel 1478.

In mostra auto da corsa che hanno lasciato il segno con grandi piloti e scritto la storia della mitica Mille Miglia.

Piloti che si mettevano in gioco su automobili dove il rischio era altissimo, quando l’adrenalina la faceva da padrona e le certezze di arrivare al traguardo illesi erano molto più basse di oggi. Piloti come Emilio Materassi, il primo a chiamare il suo team di piloti col termine ‘Scuderia’ (1927); il Conte Giulio Masetti da Bagnano, vincitore di due Targa Florio (1921-1022) e chiamato il “Leone delle Madonie”; Clemente Biondetti, il più grande corridore su strada con 4 Mille Miglia vinte o Carlo Pintacuda, nato a Fiesole e detto “l’Ungherese”, vincitore di 2 Mille Miglia (1935-1937).

Volete vederla? La trovate a ingresso libero a Palazzo Medici Riccardi, fino al 26 settembre!

@ Galleria delle Carrozze, Palazzo Medici Riccardi ingresso libero
dal 2 al 26 Settembre
orario continuato 10–18.30

We still have a dream, Martin

I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their character.

#MartinLutherKing

Queste le parole pronunciate da Martin Luther King durante il discorso 28 agosto 1963.

E oggi, ad ormai più di cinquant’anni di distanza, mi guardo intorno e vedo pelli di tutti i colori, sì, ma non una migliore disposizione ad accettare ciò che c’è sotto.

Buoni propositi per i prossimi cinquanta: migliorare la visione.

Un po’st scrauso

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agg. (fam.) Brutto, di aspetto sgradevole; di qualità scarsa, scadente, fuori moda.

Neologismi, 2019

«”Scrauso” significa propriamente “di scarso valore” ed è attestato per la prima volta nel 1527 nella confessione autografa di una strega del contado romano, Bellezze Ursini da Collevecchio. Solo da pochi anni questo termine è riemerso nell’uso dei “coatti” della periferia romana.»

Nel 1992 l’Accademia degli Scrausi, un gruppo di giovani linguisti della Sapienza Università di Roma, ricostruiva così la storia del termine “scrauso”, antica voce d’area romanesca. Proprio in quegli anni la parola aveva ripreso a circolare nel linguaggio giovanile a Roma, e negli anni successivi il suo uso (in contesti colloquiali e familiari) si è esteso anche fuori della Capitale.

Grazie alle perle quotidiane di @treccanigram e a mia madre, che ha sempre usato l’italiano tutto, facendo sì che oggi guardando una cosa scadente io la riconosca come ‘scrausa’.