Comprendere meglio la serenità

Serenità.

Primario bisogno nella vita di tutti noi.

 

Tutti noi abbiamo il serio bisogno e sacrosanto diritto di stare bene.
Di staccare la spina e riposare.

Di ridere di gusto.

Amare a dismisura.

Godere della luce, del profumo che arriva dalla cucina, del rumore del mare o di uno di quegli abbracci che ti entra dentro.

 

Per fortuna, la vita è tutta una scoperta, e per chi ha occhi per vedere basta guardare poco più in la.

 

Oggi mi sono fatta un regalo e sono stata al Silathai, un centro massaggi di Firenze. Ho lasciato fuori tutte le ansie, le paure, tutto quello che mi comprimeva, mi opprimeva e mi ottenebrava. Purtroppo ne ero intrisa, è un periodo un po’ così. Ho lasciato andare la mente e mi sono ricongiunta a me, in questo corpicino di luce che mi ritrovo. Mi sono lasciata guidare verso un pomeriggio migliore e quando sono uscita, grata ed in pace, sono andata a prendermi un gelato per guardare la luce che si riflettava sul fiume.

La cosa più bella è che la mia mente era pervasa dalla sensazione che non mi mancasse niente, connessa fin nel profondo a tutto quello che più amo e libera.

Bisogna saper riconoscere quando fare un giro su se stessi, la terra dopotutto lo fa ogni giorno.

 

 

Se oggi seren non è,
domani seren sarà,
se non sarà seren
si rasserenerà.

L’avanzata della rivoluzione del cuore: scegliersi, riscegliersi e convivere serenamente

Erano giorni che mi giravo e rigiravo come un insonne del tempo, alla ricerca di mille ‘perché’ e ‘per come’. Consapevole, dentro di me, da qualche parte, che qualcosa mancava ed era da rimettere a posto. Completamente all’oscuro da dove cominciare.

Le risposte tuttavia salgono sempre in superficie, persino quando hai una domanda muta.

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Se nei giorni scorsi guardavo alle ultime cose accadutemi e mi domandavo se volevo essere questa persona, plasmata dagli eventi fino ad essere un po’ diversa intimamente, un po’ più dura e trincerata (e mi rispondevo di no, poi di no e poi categoricamente di no), l’altro ieri ho avuto il pieno quadro generale.

Certi eventi segnano turning point importanti ed indissolubili, inignorabili, nel corso del nostro fantasioso narrato simbolico. Ne deriva che certe verità non si possono ignorare.

Io non sono quella persona. Io non voglio questo. Basta. Ancora. Per sempre.
Direzioni importanti che vengono dal punto più profondo di noi, così profondo da non sapere dove collocarlo in questo infinito universo.

Il momento migliore per cambiare? Questo.
La persona migliore che puoi essere, sei semplicemente tu.

Per ognuno è diverso. Ad ognuno di noi è presentato il proprio conto. Lo si paga a rate o in un’unica soluzione.
Si cambia, si resta i soliti illudendoci di cambiare, ci si travisa, ci si accetta… ciascuno fa il suo corso, mossi dai più svariati moventi.

Un grande movente può essere la paura, ad esempio. La paura rompe gli indugi o paralizza, piega a scelte di comodo e a quelle famose comfort zones che alla fine tanto comfort poi non sono.
Perché non cambi lavoro? Perché magari non trovo altro, per paura di perdere il famoso posto fisso, perché non so se mettendomi alla prova potrei fallire…
Perché non lasci la persona con cui stai, se non la ami, se non pensi di avere un futuro con lei, se non ci stai bene? Per paura della solitudine, di non trovare di meglio, perché poi in fondo posso farmi andare bene questa situazione così…
Un perché per ogni scarpa.
Cadiamo vittime della paura, è indubbio. A tutti è capitato di avere il respiro mozzo per paura del mondo che sicuramente a momenti franerà addosso a noi, soffocandoci. E poi… non succede, e anzi attorno a noi compaiono nuovi spazi da riempire di colori e di aria nuova. Ci sentiamo rinascere. Ciò che vogliamo (o quanto meno un universo sconfinato di possibilità, al minimo-minimo 🙂 ), in linea di massima, è dall’altra parte del grande salto oltre la nostra paura.
Tutto molto bello, allora pronti a prendere fiato e saltare? Ma no, che paura…

Ma ad ogni modo, io non sono quella persona.
E’ fantastico, lo vorrei ripetere mille volte urlandolo nelle piazze della mia città, prendere a braccetto un passante per condividere l’enorme, immenso, straripante senso di liberazione che questa scoperta mi ha regalato. ‘Ciao tizio! Sì, volevo parlare proprio con te! Balla con me! Sai, io non sono quella persona!! Io – non sono – quella – personaaaa!!!’. Lo farò, sì, sì, giusto un attimo prima di essere portata via dalla Neuro.
Io ho bisogno di essere il mio cuore.
– Momento di silenzio che segue la frase ad effetto. –
Ho bisogno di essere il mio cuore.
Ho bisogno di esserlo in modo importante attraverso ogni fibra del mio essere, senza misura e senza costrizione. Soprattutto, senza dovermi sentire in colpa perché sento così.

Il cuore alla fine funziona come un muscolo, come il cervello o qualsiasi altro organo: se non lo usi, è meno abituato a funzionare.
Con me l’anatomia ha perso la testa: sono tutto cuore, mi batte dappertutto, diceva Vladimir Majakovskij, e probabilmente pensava anche a me.

Accidenti a me che prendo strade strane e mi ritrovo lontana da me! Risultati immagini per sono fuori di me e sto in pensiero perché non mi vedo tornare Se ho un pregio è quello di essere entusiasta, e trasmettere amore e passione in ciò che faccio. Per il resto, non sono un asso speciale in nulla.
Al netto delle mie riflessioni, ho capito questo allora. Di volere sempre più vita. Un sacco ancora di più viaggiare, incardinare le idee che da tempo vagano nella mia mente, e che piano piano sto plasmando con le mie mani, continuare nel mio incasinato piano infinito. E ci credo che non vengo consigliata a volte (Mamma), qui già ci penso da sola a mille cavalloni, mille soluzioni, mille capovolgimenti. Sono abitata e costantemente conturbata da un ciclo rigenerativo naturale, che fa allegramente tutto da solo.

Forse ero in cerca di una figura d’ispirazione. In sua mancanza, per adesso mi propongo io. E vediamo cosa mi riesce fare.

Chi ha voglia di lanciare il suo cuore davanti a sé, è arruolato per fare la rivoluzione del cuore.

 

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cuore su murales

Altalene del cuore? Presente! Come no?

Non so voi, ma io prendo quelle che dalle mie parti si chiamano ‘delle grandi tronate’. Ovvero testate, nel muro, piene e decise, mentre inseguo stelle e farfalle. Mentre seguo i movimenti del mio cuore, che spesso troppo somiglia allo stomaco.

Ho sempre pensato che la mia ingenuità fosse una conseguenza dell’età, ma passano gli anni ed io continuo a scegliere di lanciarmi senza paracadute.

E ho l’infelice impressione che il numero di volte in cui mi sfracello al suolo non sia importante.

Non sei nemmeno vecchia decrepita, potrete dirmi.

È vero, no, ma sto osservando che non succede spesso di nascer tondi per morire quadrati ed io semplicemente ho questa splendida propensione al lancio incontrollato che, veramente, sarebbe da studiare.

Di recente mi sono imbattuta in un libro incredibile. All’interno, ho letto di una visione indonesiana della crescita di sé che mi ha affascinata.

Ci sono due forze che determinano la formazione di un albero, che contribuiscono al suo sviluppo: la ghianda da cui nasce, e… l’albero stesso.

L’albero stesso, già maturo, completo e grande, chiama la ghianda, l’arbusto, il giovane albero. Applica lui stesso una forza di attrazione verso la sua versione più giovane, in una sorta di piano infinito in cui il tempo è soltanto una delle dimensioni in cui la nostra mente limitata rimane intrappolata.

Il mio albero, mi chiama verso un grande strapiombo di solito.

La donna che sono ha chiamato la bambina che ero per anni, e già la sento la voce della donna che sarò che mi chiama da lontano, laggiù in fondo.
E anche quella, sussurra: straaapiooomboooo

Che meraviglia!

Alla ricerca del lavoro perfetto

To be honest, I don’t know if “the perfect job” is out there for anyone. That may just be an unreasonable expectation. But that doesn’t mean you need to settle for being unhappy, disgruntled and downright miserable. Examining the factors that are causing you to be so glum will help you figure out where to go next, whether that’s adjusting something about your current situation or finding something completely different. Because you can’t see the future, you can’t see precisely where your career path will take you. But you can help shape it.

Ad essere onesti, non so se il ‘lavoro perfetto’ sia per tutti li fuori. Potrebbe essere un’aspettativa irragionevole. Ma questo non significa che sia necessario rimanere fermi e diventare infelici, spenti e demotivati. Esaminando i fattori che ti rendono così depresso può aiutare immaginare la direzione da prendere, che si tratti solo di un modo per migliorare la situazione attuale o di trovare qualcosa di completamente diverso. Perché se non riesci a vedere il futuro, non puoi sapere precisamente la direzione che prenderà la tua carriera. Ma puoi aiutare a darle forma.

Ho letto questo articolo di Forbes oggi e mi ha molto colpita. Ci ho rivisto i miei ultimi mesi, e per descriverli non potrei trovare parole migliori.
A partire dal primo momento di crash, il disagio crescente, chiedersi: “Sono io il problema?” e poi piano piano mettere a fuoco che quel lavoro non fa più per te, che c’è qualcosa da cambiare, che ‘no, io scelgo la mia serenità, non sono mica una macchina!’.
Certo, la prima cosa necessaria è non perdere la calma, valutare bene i pro ed i contro prima della prossima mostra… ma poi agire, per il proprio benessere, spostando quel tassello che riporterà la pace noi.
Cambiare qualcosa, cambiare del tutto…? A ciascuno la sua ardua sentenza.
Ma del resto: se non stai bene dove sei, muoviti, non sei mica un albero!

Feeling blue? È il blue monday!

Come vi sentite? Tutto a posto? Se così non fosse, non preoccupatevi: oggi è il blue monday!

Il Blue Monday cade il terzo lunedì di gennaio, e sembrerebbe essere il giorno più triste dell’anno. 

È una tradizione tutta inglese, che nasce da un complesso calcolo matematico attribuito nei primi anni 2000 a Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff.
La sua equazione prende in considerazione diverse variabili: il meteo, i debiti accumulati con il Natale, il salario mensile, il tempo che ci separa dalle prossime festività, il tempo trascorso da quando ci siamo resi conto che i buoni propositi di inizio anno sono falliti, il calo delle motivazioni, la necessità di darsi da fare…

Risultato? Riflessioni, ansia… tristezza.

In effetti, non che oggi io mi senta tanto bene. Ho una strana malinconia addosso…