Expanded Eye, far di se stessi un’opera d’arte

Il periodo di massimo splendore del cubismo era nei primi anni del ventesimo secolo, lo abbiamo letto tutti fra i banchi di scuola…

Sto forse cercando di propinarvi una noiosa visita al museo?

In barba ad ogni luogo comune sull’arte del passato, ci sono due persone che ancora oggi tengono vivi quegli ideali e li fanno rivivere usando la pelle come tela.

Avete capito bene, parliamo di tatuaggi cubisti!

Sempre più persone hanno un disegno sulla propria pelle (per non dire due, o tre), Jade Tomlinson e Kev James hanno dato vita al progetto Expanded Eye, e da Lisbona creano delle vere e proprie opere d’arte personalizzate.

Per farlo, pongono l’attenzione sulla storia di ognuno. Ed è così che i tatuaggi diventano unici ed intimi, disegnati su misura.

Passioni, scelte di vita, affetti… si dice che si porti tutto sulla nostra pelle, così questa frase assume un senso in più.

juliane_low_res600_2048Juliane Low – la lontananza da casa, una località di mare, e dalla famiglia

Se ci pensate, il tatuaggio nasce nelle culture proprio come un segno passaggio, un testimone della propria crescita personale o un modo di evidenziare una determinata caratteristica (forza, coraggio, senso della famiglia). I marinai si tatuavano ricordi di casa, o dei loro viaggi, e li consideravano dei porta fortuna.

A me piacciono davvero tanto, sarei curiosa di vedere cosa viene fuori dalle loro menti, il disegno che mi rappresenta… un modo curioso di specchiarsi in sé, no?

I due inglesi, nati come illustratori, oltre ad essersi reinventati come tatuatori vestono i panni di artisti a tutto tondo e dal sito propongono un giro fra i loro dipinti, le installazioni ed i lavori su ceramica.

Dalla sezione blog inoltre potrete restare sempre informati sui loro spostamenti e non perdervi nessuna grandiosa novità.

➡️ Voglio saperne di più!

#howto far sopravvivere le piante in vaso… da sole

‘ Piante che cercano di sopravvivere in assenza dei proprietari’

Un nuovo film? Un flora-remake di Pets?

La verità? Dura, seria, sopravvivenza.

Dura, più che altro e altroché, la vita delle nostre amate piantine in vaso quando noi ci allontaniamo da casa senza che nessuno le possa venire ad annaffiare ed accudire.

Hai voglia a dire: “Siete delle piante grandi adesso, sbrigatevela da sole, prendete l’acqua in cucina, mettete a posto le vostre foglie…’ Sarà che le abbiamo viziate, sarà l’adolescenza, ma loro proprio di amministrarsi da sole non ne vogliono sapere.

 

Tu allora ti scervelli su come fare per non farle morire dato che, ecco, te ne devi proprio andare. E forse tua nonna o tua madre si farebbero volentieri quei km un giorno si ed uno no (sì, come no!) per annaffiarle, le piccine di casa, ma… ma non prendiamoci in giro, va trovata una soluzione, che sia semplice, comoda, non smuova mari e monti, minimo sforzo massima resa.

 

Ed ecco quindi che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. E con questo non sto dicendo di riempire la macchina di piante e partire alla volta del dove-dovete-andate con il vostro personalissimo giardino pensile (e mobile). Sto dicendo che: EUREKA!

 

Per cui quando al colmo della disperazione spulci internet in ogni anfratto dove può essersi nascosta un’informazione utile su come alimentare i tuoi vegetali da compagnia, la soluzione è lì.

 

Scartando l’opzione della bottiglia con i buchi nel tappo, bellamente lasciata a ‘faccia in giù’ nel vaso, il collo infilato nella terra, che io non so che vasi avete voi ma io ho dei vasini piccoli così e con la fortuna che mi ritrovo qualquadra non coserebbe e mi ritroverai il parquet rovinato dalla pozza dell’allagamento e le piante morte da quel dì. Scartando quella cosa dei tappi di coccio che proprio non ho capito. Scartando il sistema di irrigazione professionale che se volevo investire in floricoltura non stavo qui ad impazzire sul web. Ecco che la cara vecchia fisica ci viene in aiuto, e ricordataci la teoria dei vasi comunicanti, fa evaporare i nostri problemi. O almeno questa è la nostra viva speranza, per rivedere le piante vive, perché noi siamo coraggiosi e faremo così.

 

Scegliere un posto non troppo illuminato, non troppo buio, non troppo basso, non troppo alto… lasciate le piante dove sono, ascoltate me. Munitevi di una bacinella di acqua abbastanza grande, se avete più vasi, vasi grandi magari, ed andate via a lungo, una bacinella grande per ogni vaso. Valutate voi, con questo sistema alla pianta viene elargita acqua col sistema goccia-goccia, non serve la stessa acqua che gli dareste quotidianamente.

Procuratevi una cordicella, uno stoppino, un filo di lana, un pezzo di stoffa lungo e fine… bagnatelo, immergetene un capo nella bacinella, l’altro capo nel vaso. Così per ogni pianta.

Sopravvivenza assicurata… a meno che per un’infausta congiunzione astrale il fato gli fosse proprio avverso e quindi non avreste potuto fare nulla e niente per salvarle, la vita a volte è ingiusta e sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Scherzo, andrà tutto benissimo.

Appuntamento col mistero: libri al buio

       Comprare libri al buio? Perché no!

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In fondo quante volte abbiamo comprato un libro perché ci eravamo innamorati della copertina o del titolo, scoprendo soltanto dopo se si tratta di un colossale buco nell’acqua o di una storia mozzafiato…
Ora, questo è un genere di mistero indubbiamente diverso, ma in fondo anche un po’ simile, e come mi suggerisce il correttore: possibile! Sicuramente per noi che andiamo in giro con lo zucchero nelle tasche, pronti a meravigliarsi e a cogliere spunti.

Non vi stupirà quindi leggere che non appena ho visto questa iniziativa alla Feltrinelli Red sono letteralmente impazzita: occhi a cuore, da grande voglio fare la lettrice di libri casuali incartati nel cartone, Babbo Natale ti volevo giusto dire…
Ed ecco fatto.

Indago. Scopro quindi che l’iniziativa è nata a dicembre 2015 nella Feltrinelli di Cosenza sulla falsa riga di quella di una catena di librerie indipendenti australiana – la Elizabeth’s Bookshop – ed è poi stata ripresa dagli altri punti vendita di tutta Italia.
Lo slogan italiano: ‘Non giudicare un libro dalla copertina. Lasciati incuriosire da poche parole e brevi frasi‘.
Il progetto australiano: Blind date with a book, appuntamento al buio con un libro.
Parole diverse per la stessa sostanza.

Vi farete conquistare? O continuerete a giudicare un libro dalla copertina? 😏😂

Padri disposti a tutto

Essere padri non è certamente facile. Formare un figlio nel modo giusto può essere molto impegnativo e faticoso, ma può anche regalare grandi soddisfazioni…

Quello che fanno questi padri per i loro bambini è davvero emozionante, infatti danno tutto quello che hanno per vedere sorridere i loro figli, da farsi truccare a travestirsi nel modo più strampalato, da prendere un tè in compagnia a fare un giro insieme sulla tavola da surf. Poco ma sicuro, questi padri sono grandiosi!

Javier Perez, l’arte in tutto

Conoscete già Javier Perez?

No? Forse l’avete sentito come Cintascotch.

Nato su Instagram, con le sue idee geniali che prende spunto dal quotidiano e dal particolare per raccontare vere e proprie storie in un immagine.

Perez, seguito da 130.000 persone, sostiene quanto sia importante dare spazio all’arte ogni giorno a prescindere dalle nostre capacità.

Che dire, io l’ho adorato a primo sguardo!

L’albero delle lingue

Quando i linguisti parlano di relazioni tra le lingue utilizzano la metafora dell’albero.

Una discendenza molto anziana, per esempio il ceppo Indo-Europeo, si divide in due rami (europeo e Indo-iraniano) che si ramificano a loro volta (lingue Romanze, Germaniche, Slave) per poi fiorire nell lingue come l’italiano, inglese, tedesco, francese, e così via.

Di solito troviamo illustrazioni di alberi semplici, ma quello realizzato da Minna Sundberg, la creatrice del webcomic Stand Still. Stay Silent è a dir poco meraviglioso.

Eccolo qua!

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Il magico mondo di François Dourlen

“Non è una questione di fotocamera, solo una questione del momento, immaginazione ed espressione”

dice l’Instagrammer François Dourlen, un insegnante francese.

Il suo stile giocoso inserisce personaggi dei cartoni animati del mondo che lo circonda per divertire chi lo segue e sé stesso.

“Il mio messaggio è:

‘Non dimenticate di guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino'”

.

Per guardare il mondo con occhi da bambini, seguite @francoisdourlen! Su

Instagram e facebook 🙂

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#DontKillSeanBean

Don’t Kill Sean Bean! Avete mai fatto caso alle fini terribili che fa questo povero attore in tutti i film dove compare?

Vi rinfresco la memoria:

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Si contano almeno sedici morti delle più truci. Proprio per questo i fan hanno lanciato questa campagna per evitare altri crudeli assassinii, a cui lo stesso attore ha aderito, probabilmente stanco di non arrivare mai ad un finale.

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Il fu Ned Stark è adesso il protagonista di un nuovo show imminente (sul canale americano TNT) intitolato Legends. La sensibilizzazione – che ha avuto luogo anche al Comic-Con 2014 – punta a salvarlo. Riuscirà Sean ad sopravvivere? Lo scopriremo presto… 🙂

 

 

Una bicicletta ecologica, possibile? Da oggi sì, con Boske

Avete mai pensato di assemblare una bicicletta come fareste con un modellino in Lego? Da oggi è possibile con Boske. La sua particolarità è quella di non essere assemblata in fabbrica: viene infatti venduta in pezzi dentro ad una scatola ed è del cliente il compito di assemblarli, uno per no.

Una vera e propria bicicletta a impatto zero quindi, sia per la scelta dei materiali che per l’assemblaggio delle diverse parti, affidato al cliente. Secondo il suo inventore, Dan Gestoso Rivers, saltare la fase di montaggio permette di risparmiare tempo ed energia con un conseguente beneficio per l’ambiente.

A questo si aggiunge poi la sostituzione dell’alluminio con il legno e la realizzazione delle parti metalliche attraverso il recupero e il riciclo delle lattine: due aspetti che rendono Boske decisamente ecocompatibile.

Per ora la bicicletta è ancora un prototipo e non si hanno notizie certe riguardo la sua distribuzione: Gestoso ha però dichiarato di essere al lavoro per cercare di migliorare ancora il telaio in legno.

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Ma un’altra risposta eco-friendly ci arriva anche dall’agenzia spagnola Lola Madrid che ha proposto di salvare i pezzi di vecchie auto dalla discarica e farne pezzi per delle biciclette, perchè riciclare è un valore importante che troppo spesso ignoriamo.

Il risultato è Bicycled, una due ruote realizzata interamente a mano e su misura, ottenendo dei pezzi unici di inestimabile valore. Anche in questo caso purtroppo non è ben chiaro quando saranno disponibili sul mercato.

Passando poi alla fascia basso costo, troviamo l’idea dell’israeliano Izhar Gafni. Il quale lo scorso ottobre è riuscito a dimostrare pubblicamente come sia possibile costruire una bici di cartone riciclato: robusta, ignifuga, impermeabile e perfettamente funzionante. Dopo una manciata di mesi l’idea comincia a prendere una forma reale, tanto che la bici di cartone sarà presto in commercio, a un prezzo allettante e competitivo: soltanto 10 euro. Le prime biciclette saranno distribuite nel marzo del 2015.

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La Cardboard Technologies, la società che vanta l’invenzione, ha lanciato una raccolta fondi su Indiegogo per poter avviare la produzione. L’obiettivo è ambizioso: occorre raccogliere due milioni di dollari nei 45 giorni disponibili; chi offrirà almeno 290 euro si guadagnerà il diritto di essere tra i primi a ricevere una bicicletta di cartone, una volta che questa sarà in commercio. Oltre al cartone, nella produzione della bicicletta entrano altri materiali riciclati, come le bottiglie di plastica e gli pneumatici.

Immaginate un’epoca in cui ogni prodotto di plastica o di cartone che viene gettato contribuisce alla creazione di una bicicletta, una sedia a rotelle o un giocattolo

spiega Gafni, e noi ce lo immaginiamo e gli auguriamo con tutto il cuore di riuscire nel suo progetto che rappresenterebbe un bel passo avanti per tutti noi.

Urna Bios, la seconda vita come albero

Fermi tutti, ho deciso cosa diventerò ‘da grande’! Un albero!

No, non sto scherzando, dico davvero. Come una cosa del genere può essere possibile? Grazie al designer spagnolo Martin Azua che ha progettato Urna Bios, ossia un contenitore biodegradabile al 100%  che contiene un seme di albero.

Come funziona? Questo seme germoglia, col tempo, traendo le sostanze nutrienti dalle ceneri che sono mescolate con torba compattata e cellulusa e noce di cocco.

Quanto ai prezzi, iper modici, si parla di meno di cento dollari.

Urna Bios è stata pensata anche per i vostri animali domestici. O preferivate consegnare il compagno di una vita in un sacchetto ad un veterinario consapevoli che verrà infilato in un trita-carne?

Ma non è finita qui, è possibile anche scegliere l’albero che si vuole far crescere, e di conseguenza, che albero diventeremo ‘un domani’.

A parte la comodità del dire addio a tutti quei massicci e malinconici cimiteri, quest’idea è in puro stile eco-friendly ed io la trovo anche molto poetica. Pensateci: se durante la vita dal nostro pianeta abbiamo preso aria, nutrimento… a nostra volta contribuiamo a diventare parte del tutto e a rendere nutrimento alla terra.

E comunque: meglio che stare chiusi in una scatola al buio sotto ad una lapide, non preferireste allungarvi verso il sole?

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