#howto far sopravvivere le piante in vaso… da sole

‘ Piante che cercano di sopravvivere in assenza dei proprietari’

Un nuovo film? Un flora-remake di Pets?

La verità? Dura, seria, sopravvivenza.

Dura, più che altro e altroché, la vita delle nostre amate piantine in vaso quando noi ci allontaniamo da casa senza che nessuno le possa venire ad annaffiare ed accudire.

Hai voglia a dire: “Siete delle piante grandi adesso, sbrigatevela da sole, prendete l’acqua in cucina, mettete a posto le vostre foglie…’ Sarà che le abbiamo viziate, sarà l’adolescenza, ma loro proprio di amministrarsi da sole non ne vogliono sapere.

 

Tu allora ti scervelli su come fare per non farle morire dato che, ecco, te ne devi proprio andare. E forse tua nonna o tua madre si farebbero volentieri quei km un giorno si ed uno no (sì, come no!) per annaffiarle, le piccine di casa, ma… ma non prendiamoci in giro, va trovata una soluzione, che sia semplice, comoda, non smuova mari e monti, minimo sforzo massima resa.

 

Ed ecco quindi che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. E con questo non sto dicendo di riempire la macchina di piante e partire alla volta del dove-dovete-andate con il vostro personalissimo giardino pensile (e mobile). Sto dicendo che: EUREKA!

 

Per cui quando al colmo della disperazione spulci internet in ogni anfratto dove può essersi nascosta un’informazione utile su come alimentare i tuoi vegetali da compagnia, la soluzione è lì.

 

Scartando l’opzione della bottiglia con i buchi nel tappo, bellamente lasciata a ‘faccia in giù’ nel vaso, il collo infilato nella terra, che io non so che vasi avete voi ma io ho dei vasini piccoli così e con la fortuna che mi ritrovo qualquadra non coserebbe e mi ritroverai il parquet rovinato dalla pozza dell’allagamento e le piante morte da quel dì. Scartando quella cosa dei tappi di coccio che proprio non ho capito. Scartando il sistema di irrigazione professionale che se volevo investire in floricoltura non stavo qui ad impazzire sul web. Ecco che la cara vecchia fisica ci viene in aiuto, e ricordataci la teoria dei vasi comunicanti, fa evaporare i nostri problemi. O almeno questa è la nostra viva speranza, per rivedere le piante vive, perché noi siamo coraggiosi e faremo così.

 

Scegliere un posto non troppo illuminato, non troppo buio, non troppo basso, non troppo alto… lasciate le piante dove sono, ascoltate me. Munitevi di una bacinella di acqua abbastanza grande, se avete più vasi, vasi grandi magari, ed andate via a lungo, una bacinella grande per ogni vaso. Valutate voi, con questo sistema alla pianta viene elargita acqua col sistema goccia-goccia, non serve la stessa acqua che gli dareste quotidianamente.

Procuratevi una cordicella, uno stoppino, un filo di lana, un pezzo di stoffa lungo e fine… bagnatelo, immergetene un capo nella bacinella, l’altro capo nel vaso. Così per ogni pianta.

Sopravvivenza assicurata… a meno che per un’infausta congiunzione astrale il fato gli fosse proprio avverso e quindi non avreste potuto fare nulla e niente per salvarle, la vita a volte è ingiusta e sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Scherzo, andrà tutto benissimo.

Lomi lomi, come ti massaggio il cuore

Mi è stato regalato un massaggio Lomi Lomi!
Per dirla tutta, mi era stato regalato qualche mese fa, ma solo ora, sulla scadenza del coupon, ho trovato la strada per il centro estetico.

Innanzitutto, il centro in questione è un enorme struttura con saune ed hammam di varie tipologie, enormi vasche idromassaggio con acqua riscaldata che arrivano anche all’esterno, sale relax infinite con braceri, letti a baldacchino, poltrone e lettini di ogni genere, bar con sgabelli in acqua e bicchieri galleggianti (per chi come me se lo lascia sfuggire certificato al limone last! 🙂 ). Insomma: un signor centro, l’Asmana.

Vi confesso che andarci da soli, attorniati da coppie e gruppi di ragazzi, è abbastanza strano.
Avevo pensato di andarci con qualcuno, e per la verità ci avevo anche provato, ma dopo una serie infinita di dilazioni e prossima alla possibilità di veder scadere il buono regalo… ci sono andata, male non poteva farmi. E non mi ha fatto, è stata un’esperienza.

Superato il primo, il secondo ed anche il terzo momento di disagio, che ho combattuto spostandomi sonnolenta fra la sauna, la doccia emozionale, l’idromassaggio esterno con il vapore che si solleva dall’acqua calda per il contrasto con l’aria fredda… è arrivato il momento del massaggio.

Wow.

Il concetto di massaggio alle Hawaii non si ferma al solo rilassare i muscoli e dare piacere, è anzi un complesso gioco di pressione armoniosa che mira a rimettere in equilibrio corpo e mente, a sciogliere i nodi del cuore.

Lomi Lomi, in hawaiano significa semplicemente ‘massaggio’, ma viene detto anche massaggio dell’anima o loving hands massage.
Amore è la parola chiave – come sempre, no? 🙂 – , sia dell’Aloha Spirit, sia del massaggio ispirato alla filosofia Huna.

I benefici? Sul piano corporeo effettua un’azione drenante, elasticizzante e decontratturante. Azioni necessarie secondo la cultura polinesiana, poiché nessun uomo può essere felice in un corpo teso. Mens sana in corpore sano!
Sul piano spirituale ed interiore quindi effettua un’azione distensiva e liberatrice di nodi emozionali, e psicologicamente promuove positività e stimola la progettualità ed il cambiamento.

Gli elementi fondamentali su cui si basa questa tecnica sono il ritmo, la danza, il tocco e la musica. Lunghe e lente manovre, alternate a fasi di rilassamento, effettuate per lo più con le mani e gli avambracci, in maniera molto fluida.
Movimenti che rievocano le onde del mare, ed uno scorrere ritmico e lento.
… ed olio essenziale, un sacco di olio essenziale. Un mare di olio essenziale!!

Un massaggio lomi lomi di un’ora e due docce dopo, ero rilassatissima.
E ripulita, dentro. Non so se dal massaggio, dall’aver superato un mio limite interno, dall’insieme di tutti e due i motivi sommati ad altri ancora.

 

AAA volersi bene: come comporre un mazzo di fiori

Qualche giorno fa ho iniziato un libro che mi ha acceso un raggio di sole dentro, non saprei come altro definire quanto è successo. Come quella  frase del giovane Holden, sapete? ‘Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.’
Vinti mille pregiudizi, mi sono  ritrovata a leggere Mangia Prega Ama e di questo vi parlerò, promesso,  ma non adesso. Adesso vi voglio parlare di una cosa che ho trovato fra le sue pagine e che mi ha colpita tanto.

Ad un certo punto della sua vita l’autrice, e protagonista, passa un periodo piuttosto buio. Mentre si dibatte nella nebbia, in quello che io definisco ‘il vortice’,  chi mi conosce lo sa, ha un’idea: tenere ogni giorno in casa fiori freschi.
Chi ha passato un brutto momento, uno di quelli in cui non ti sembra ci sia una via d’uscita dalla confusione e dal dolore, che ti rendono incapace di vedere, sa che a tentoni si cerca ogni tipo di appiglio per stare un pò meglio. Procacciarsi aria buona da respirare è una sottile arte che chi non ha albergato nel vortice non ha mai avuto modo di affinare.
Contornarsi di vita è l’inizio per ricominciare a vivere. Non a caso esistite il mondo sconfinato della medicina alternativa, terapie di ritorno a sé tramite la natura, l’esperienza, lo sperimentare il nuovo… basti pensare all’eco therapy o alla pet therapy.

Non è questo il mio momento, per fortuna, ed anzi sto vivendo un periodo particolarmente soddisfacente.
Mi sento forse per la prima volta in vita mia capace di indicarmi una direzione e di seguirla, percorrere la via che mia stessa volontà ha tracciato.
Ciò nonostante, sono sempre pro positive vibes, pro vita e l’idea di riempirmi la casa di fiori mi ha letteralmente fatta impazzire.
Così, tornando da lavoro mi sono fermata da un fioraio e ho portato via con me tutto ciò che colpiva i miei occhi.

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Ho scelto

Solano

Fresie

Non ti scordar di me

Roselline di bosco rosa

Rose bianche

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Tutto iper colorato. Tutto iper gioioso.

La stanza, al loro ingresso, sorrideva.

Un’idea geniale, mi sono congratulata mille e mille volte con me stessa per essermi fatta questo regalo e ho mille e mille volte ringraziato mentalmente Elizabeth Gilbert per avermelo suggerito.
Pura euforia.
Eppure… varie persone non hanno capito. ‘Non c’è qualcuno che te li regala?’, ‘Hai uno spasimante?’. Sì, sono innamoratissima di me stessa, me li regala la persona che più mi ama al mondo. Non mi sto dimostrando nulla, nessuno mi sta circuendo, ho solo fatto qualcosa che mi rendeva felice. Volevo dei fiori, ho preso dei fiori. Fa parte di un preciso processo: sto assecondando la mia volontà, mi ci sto mettendo in sintonia.
Voglio niente altro e niente di meno che tutta la gioia che posso provare.
Perché come ha detto un mio amico saggio, bisogna puntare ad essere gioiosi nella nostra vita fatta di alti e bassi e mantenere dentro una grande estate, invece che puntare ad un’effimera felicità che ogni tanto dovrà pur lasciare spazio ad un po’ di tristezza.

Vado a cercare un grande FORSE. (Pascal)
Ed inizio con un mazzo di fiori.

Universo castagne: le ballotte come le ciliegie!

A casa mia ottobre è periodo di castagne e qui in Toscana certe cose le prendiamo davvero sul serio… anzi, ammettiamo pure che qui in Toscana quasi tutto lo prendiamo sul serio.

Le castagne quindi sono ballotte o bruciate, e non possono mancare di una loro storia.

Vuole quindi che nel 1200 a Firenze i Priori si riunissero nella Torre della Castagna (tra Via Aligheri e Piazza San Martino) per deliberare e districare i casi più spinosi riguardo le Corporazioni cittadine.
Per le operazioni di voto venivano usate, appunto, delle castagne – le ballotte! – che venivano inserite in un sacchetto per poi confrontare il numero delle preferenze con quelle dei votanti. Insomma, il classico ballottaggio.

Tornando al presente, dalle nostre parti mangiare rimane una cosa seria quanto le nostre radici.

Senza richiedere troppo sforzo all’immaginazione, immaginate cosa possano essere le bruciate. Si passano sulla fiamma le castagne in una padella bucherellata, incise. Semplice ed efficace.

Per le ballotte invece il procedimento è leggermente più elaborato: si fanno bollire! (A Firenze si lessano 🙂 ) Per 30 minuti, con finocchio ed un pizzico di sale. E badate bene, si mettono nella pentola fin da subito, con l’acqua ancora fredda.

 

L’anno dei cammini ed il viaggio come meta

Cosa scopro!! Il 2016 è l’anno dei cammini d’Italia, con tanto di Direttiva ministeriale!

In Italia sono più di 6500 i km di cammini fra naturalistici, religiosi, culturali e spirituali, spesso poco conosciuti.
Dopo la più conosciuta Via Francigena, troviamo la Via degli Dei, degli Abati, il Cammino della Rosa (o di Sant’Agostino), quello di Assisi, la Transumanza, le Ciclovie del Po, la Basilicata Coast to Coast… [> un pò di idee qui , qui o qui🙂 ]

Ogni viaggio è un’esperienza che ci fa ‘altri’, ci fa ‘diversi’, ci rende alla nostra vita arricchiti e nuovi.
Il viaggio crea dipendenza.
E perché?
Forse perché ci spinge al di là dei nostri limiti, fuori dalle nostre sicurezze, ci costringe a metterci alla prova e ci fa riscoprire migliori di quello che pensavamo di essere.
Si parte perché non si riesce a restare, nella maggior parte dei casi.
Si torna perché se ne è capito il valore o solo per ripartire ancora.
Si torna dopo aver fatto una sorta di ‘deframmentazione’ interna ed inconsapevole, con i mostri ridimensionati ed energia nuova da investire.
Si torna spossati e rigenerati.
Ciò che prima ci sembrava enorme ed insormontabile probabilmente è impallidito di fronte alla vastità vera di percorrere a piedi o su ruote grandi o piccole distanze.
Nell’allontanarsi e nel vagare diventa tutto innocuo come a guardare la stessa valle da una grande altezza. E’ così che ti capita di abbracciarla con lo sguardo e pensare che in fondo non faceva così paura, non era così sconfinata… in fondo è tutta lì, a tua misura se cambi il modo in cui la guardi.

Camminare poi ossigena.
Fa bene a tutti i nostri apparati, riduce la pressione arteriosa ed il rischio di malattie a cuore e vasi, diminuisce l’incidenza dei tumori. E non solo, aiuta notevolmente il nostro sistema nervoso: libera le endorfine, ha un’efficacia antiansia e antistress, contribuisce a diminuire la probabilità di depressione.

Si viaggia perché si deve in molte forme.
Si viaggia spostandosi e rimanendo fermi.
Si viaggia con gli occhi aperti o chiusi
E raramente si arriva nello stesso posto da dove si è partiti, anche se si compie un percorso ad anello.


Come diceva Pessoa:

Life is what we make of it.
Travel is the traveler.
What we see isn’t what we see but what we are.