#howto far sopravvivere le piante in vaso… da sole

‘ Piante che cercano di sopravvivere in assenza dei proprietari’

Un nuovo film? Un flora-remake di Pets?

La verità? Dura, seria, sopravvivenza.

Dura, più che altro e altroché, la vita delle nostre amate piantine in vaso quando noi ci allontaniamo da casa senza che nessuno le possa venire ad annaffiare ed accudire.

Hai voglia a dire: “Siete delle piante grandi adesso, sbrigatevela da sole, prendete l’acqua in cucina, mettete a posto le vostre foglie…’ Sarà che le abbiamo viziate, sarà l’adolescenza, ma loro proprio di amministrarsi da sole non ne vogliono sapere.

 

Tu allora ti scervelli su come fare per non farle morire dato che, ecco, te ne devi proprio andare. E forse tua nonna o tua madre si farebbero volentieri quei km un giorno si ed uno no (sì, come no!) per annaffiarle, le piccine di casa, ma… ma non prendiamoci in giro, va trovata una soluzione, che sia semplice, comoda, non smuova mari e monti, minimo sforzo massima resa.

 

Ed ecco quindi che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. E con questo non sto dicendo di riempire la macchina di piante e partire alla volta del dove-dovete-andate con il vostro personalissimo giardino pensile (e mobile). Sto dicendo che: EUREKA!

 

Per cui quando al colmo della disperazione spulci internet in ogni anfratto dove può essersi nascosta un’informazione utile su come alimentare i tuoi vegetali da compagnia, la soluzione è lì.

 

Scartando l’opzione della bottiglia con i buchi nel tappo, bellamente lasciata a ‘faccia in giù’ nel vaso, il collo infilato nella terra, che io non so che vasi avete voi ma io ho dei vasini piccoli così e con la fortuna che mi ritrovo qualquadra non coserebbe e mi ritroverai il parquet rovinato dalla pozza dell’allagamento e le piante morte da quel dì. Scartando quella cosa dei tappi di coccio che proprio non ho capito. Scartando il sistema di irrigazione professionale che se volevo investire in floricoltura non stavo qui ad impazzire sul web. Ecco che la cara vecchia fisica ci viene in aiuto, e ricordataci la teoria dei vasi comunicanti, fa evaporare i nostri problemi. O almeno questa è la nostra viva speranza, per rivedere le piante vive, perché noi siamo coraggiosi e faremo così.

 

Scegliere un posto non troppo illuminato, non troppo buio, non troppo basso, non troppo alto… lasciate le piante dove sono, ascoltate me. Munitevi di una bacinella di acqua abbastanza grande, se avete più vasi, vasi grandi magari, ed andate via a lungo, una bacinella grande per ogni vaso. Valutate voi, con questo sistema alla pianta viene elargita acqua col sistema goccia-goccia, non serve la stessa acqua che gli dareste quotidianamente.

Procuratevi una cordicella, uno stoppino, un filo di lana, un pezzo di stoffa lungo e fine… bagnatelo, immergetene un capo nella bacinella, l’altro capo nel vaso. Così per ogni pianta.

Sopravvivenza assicurata… a meno che per un’infausta congiunzione astrale il fato gli fosse proprio avverso e quindi non avreste potuto fare nulla e niente per salvarle, la vita a volte è ingiusta e sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Scherzo, andrà tutto benissimo.

Lomi lomi, come ti massaggio il cuore

Mi è stato regalato un massaggio Lomi Lomi!
Per dirla tutta, mi era stato regalato qualche mese fa, ma solo ora, sulla scadenza del coupon, ho trovato la strada per il centro estetico.

Innanzitutto, il centro in questione è un enorme struttura con saune ed hammam di varie tipologie, enormi vasche idromassaggio con acqua riscaldata che arrivano anche all’esterno, sale relax infinite con braceri, letti a baldacchino, poltrone e lettini di ogni genere, bar con sgabelli in acqua e bicchieri galleggianti (per chi come me se lo lascia sfuggire certificato al limone last! 🙂 ). Insomma: un signor centro, l’Asmana.

Vi confesso che andarci da soli, attorniati da coppie e gruppi di ragazzi, è abbastanza strano.
Avevo pensato di andarci con qualcuno, e per la verità ci avevo anche provato, ma dopo una serie infinita di dilazioni e prossima alla possibilità di veder scadere il buono regalo… ci sono andata, male non poteva farmi. E non mi ha fatto, è stata un’esperienza.

Superato il primo, il secondo ed anche il terzo momento di disagio, che ho combattuto spostandomi sonnolenta fra la sauna, la doccia emozionale, l’idromassaggio esterno con il vapore che si solleva dall’acqua calda per il contrasto con l’aria fredda… è arrivato il momento del massaggio.

Wow.

Il concetto di massaggio alle Hawaii non si ferma al solo rilassare i muscoli e dare piacere, è anzi un complesso gioco di pressione armoniosa che mira a rimettere in equilibrio corpo e mente, a sciogliere i nodi del cuore.

Lomi Lomi, in hawaiano significa semplicemente ‘massaggio’, ma viene detto anche massaggio dell’anima o loving hands massage.
Amore è la parola chiave – come sempre, no? 🙂 – , sia dell’Aloha Spirit, sia del massaggio ispirato alla filosofia Huna.

I benefici? Sul piano corporeo effettua un’azione drenante, elasticizzante e decontratturante. Azioni necessarie secondo la cultura polinesiana, poiché nessun uomo può essere felice in un corpo teso. Mens sana in corpore sano!
Sul piano spirituale ed interiore quindi effettua un’azione distensiva e liberatrice di nodi emozionali, e psicologicamente promuove positività e stimola la progettualità ed il cambiamento.

Gli elementi fondamentali su cui si basa questa tecnica sono il ritmo, la danza, il tocco e la musica. Lunghe e lente manovre, alternate a fasi di rilassamento, effettuate per lo più con le mani e gli avambracci, in maniera molto fluida.
Movimenti che rievocano le onde del mare, ed uno scorrere ritmico e lento.
… ed olio essenziale, un sacco di olio essenziale. Un mare di olio essenziale!!

Un massaggio lomi lomi di un’ora e due docce dopo, ero rilassatissima.
E ripulita, dentro. Non so se dal massaggio, dall’aver superato un mio limite interno, dall’insieme di tutti e due i motivi sommati ad altri ancora.

 

AAA volersi bene: come comporre un mazzo di fiori

Qualche giorno fa ho iniziato un libro che mi ha acceso un raggio di sole dentro, non saprei come altro definire quanto è successo. Come quella  frase del giovane Holden, sapete? ‘Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.’
Vinti mille pregiudizi, mi sono  ritrovata a leggere Mangia Prega Ama e di questo vi parlerò, promesso,  ma non adesso. Adesso vi voglio parlare di una cosa che ho trovato fra le sue pagine e che mi ha colpita tanto.

Ad un certo punto della sua vita l’autrice, e protagonista, passa un periodo piuttosto buio. Mentre si dibatte nella nebbia, in quello che io definisco ‘il vortice’,  chi mi conosce lo sa, ha un’idea: tenere ogni giorno in casa fiori freschi.
Chi ha passato un brutto momento, uno di quelli in cui non ti sembra ci sia una via d’uscita dalla confusione e dal dolore, che ti rendono incapace di vedere, sa che a tentoni si cerca ogni tipo di appiglio per stare un pò meglio. Procacciarsi aria buona da respirare è una sottile arte che chi non ha albergato nel vortice non ha mai avuto modo di affinare.
Contornarsi di vita è l’inizio per ricominciare a vivere. Non a caso esistite il mondo sconfinato della medicina alternativa, terapie di ritorno a sé tramite la natura, l’esperienza, lo sperimentare il nuovo… basti pensare all’eco therapy o alla pet therapy.

Non è questo il mio momento, per fortuna, ed anzi sto vivendo un periodo particolarmente soddisfacente.
Mi sento forse per la prima volta in vita mia capace di indicarmi una direzione e di seguirla, percorrere la via che mia stessa volontà ha tracciato.
Ciò nonostante, sono sempre pro positive vibes, pro vita e l’idea di riempirmi la casa di fiori mi ha letteralmente fatta impazzire.
Così, tornando da lavoro mi sono fermata da un fioraio e ho portato via con me tutto ciò che colpiva i miei occhi.

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Ho scelto

Solano

Fresie

Non ti scordar di me

Roselline di bosco rosa

Rose bianche

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Tutto iper colorato. Tutto iper gioioso.

La stanza, al loro ingresso, sorrideva.

Un’idea geniale, mi sono congratulata mille e mille volte con me stessa per essermi fatta questo regalo e ho mille e mille volte ringraziato mentalmente Elizabeth Gilbert per avermelo suggerito.
Pura euforia.
Eppure… varie persone non hanno capito. ‘Non c’è qualcuno che te li regala?’, ‘Hai uno spasimante?’. Sì, sono innamoratissima di me stessa, me li regala la persona che più mi ama al mondo. Non mi sto dimostrando nulla, nessuno mi sta circuendo, ho solo fatto qualcosa che mi rendeva felice. Volevo dei fiori, ho preso dei fiori. Fa parte di un preciso processo: sto assecondando la mia volontà, mi ci sto mettendo in sintonia.
Voglio niente altro e niente di meno che tutta la gioia che posso provare.
Perché come ha detto un mio amico saggio, bisogna puntare ad essere gioiosi nella nostra vita fatta di alti e bassi e mantenere dentro una grande estate, invece che puntare ad un’effimera felicità che ogni tanto dovrà pur lasciare spazio ad un po’ di tristezza.

Vado a cercare un grande FORSE. (Pascal)
Ed inizio con un mazzo di fiori.

Universo castagne: le ballotte come le ciliegie!

A casa mia ottobre è periodo di castagne e qui in Toscana certe cose le prendiamo davvero sul serio… anzi, ammettiamo pure che qui in Toscana quasi tutto lo prendiamo sul serio.

Le castagne quindi sono ballotte o bruciate, e non possono mancare di una loro storia.

Vuole quindi che nel 1200 a Firenze i Priori si riunissero nella Torre della Castagna (tra Via Aligheri e Piazza San Martino) per deliberare e districare i casi più spinosi riguardo le Corporazioni cittadine.
Per le operazioni di voto venivano usate, appunto, delle castagne – le ballotte! – che venivano inserite in un sacchetto per poi confrontare il numero delle preferenze con quelle dei votanti. Insomma, il classico ballottaggio.

Tornando al presente, dalle nostre parti mangiare rimane una cosa seria quanto le nostre radici.

Senza richiedere troppo sforzo all’immaginazione, immaginate cosa possano essere le bruciate. Si passano sulla fiamma le castagne in una padella bucherellata, incise. Semplice ed efficace.

Per le ballotte invece il procedimento è leggermente più elaborato: si fanno bollire! (A Firenze si lessano 🙂 ) Per 30 minuti, con finocchio ed un pizzico di sale. E badate bene, si mettono nella pentola fin da subito, con l’acqua ancora fredda.

 

L’anno dei cammini ed il viaggio come meta

Cosa scopro!! Il 2016 è l’anno dei cammini d’Italia, con tanto di Direttiva ministeriale!

In Italia sono più di 6500 i km di cammini fra naturalistici, religiosi, culturali e spirituali, spesso poco conosciuti.
Dopo la più conosciuta Via Francigena, troviamo la Via degli Dei, degli Abati, il Cammino della Rosa (o di Sant’Agostino), quello di Assisi, la Transumanza, le Ciclovie del Po, la Basilicata Coast to Coast… [> un pò di idee qui , qui o qui🙂 ]

Ogni viaggio è un’esperienza che ci fa ‘altri’, ci fa ‘diversi’, ci rende alla nostra vita arricchiti e nuovi.
Il viaggio crea dipendenza.
E perché?
Forse perché ci spinge al di là dei nostri limiti, fuori dalle nostre sicurezze, ci costringe a metterci alla prova e ci fa riscoprire migliori di quello che pensavamo di essere.
Si parte perché non si riesce a restare, nella maggior parte dei casi.
Si torna perché se ne è capito il valore o solo per ripartire ancora.
Si torna dopo aver fatto una sorta di ‘deframmentazione’ interna ed inconsapevole, con i mostri ridimensionati ed energia nuova da investire.
Si torna spossati e rigenerati.
Ciò che prima ci sembrava enorme ed insormontabile probabilmente è impallidito di fronte alla vastità vera di percorrere a piedi o su ruote grandi o piccole distanze.
Nell’allontanarsi e nel vagare diventa tutto innocuo come a guardare la stessa valle da una grande altezza. E’ così che ti capita di abbracciarla con lo sguardo e pensare che in fondo non faceva così paura, non era così sconfinata… in fondo è tutta lì, a tua misura se cambi il modo in cui la guardi.

Camminare poi ossigena.
Fa bene a tutti i nostri apparati, riduce la pressione arteriosa ed il rischio di malattie a cuore e vasi, diminuisce l’incidenza dei tumori. E non solo, aiuta notevolmente il nostro sistema nervoso: libera le endorfine, ha un’efficacia antiansia e antistress, contribuisce a diminuire la probabilità di depressione.

Si viaggia perché si deve in molte forme.
Si viaggia spostandosi e rimanendo fermi.
Si viaggia con gli occhi aperti o chiusi
E raramente si arriva nello stesso posto da dove si è partiti, anche se si compie un percorso ad anello.


Come diceva Pessoa:

Life is what we make of it.
Travel is the traveler.
What we see isn’t what we see but what we are.

Ma che davvero l’eco-terapia?!

In un momento storico in cui prende sempre più piede la presa di coscienza di essere collegati con l’universo che ci circonda cresce la cosiderazione verso il pianeta su cui viviamo: sempre maggiore è l’attenzione al riciclo ed al riuso, la raccolta differenziata per un più sano smaltimento dei rifiuti, la preoccupazione riguardo l’inquinamento, il decadimento e la distruzione delle nostre risorse (e riserve!) naturali.

Ci affidiamo – o se non altro cerchiamo – sempre di più alla natura.

Nelle nostre di case hanno trovato posto saponi naturali, biologici ed ecologici senza derivati del petrolio e paraffina, alimenti senza olio di palma, chia e quinoa, carbone vegetale, lieviti madre e fermenti lattici vivi… uno zoccolo duro ha persino scelto la strada della decrescita felice e si cimenta nell’autoproduzione di quanto necessario.

E’ in netta crescita la ricerca della verità, di nuove certezze meno corrotte, di semplicità. In noi stessi e in ciò che ogni giorno vediamo attorno a noi.
In fondo veniamo da secoli di giochi di potere, abbiamo distrutto foreste, respirato ed indossato ogni genere di sostanza tossica, ignorato i nostri bisogni, allontanandoci da chi siamo e diventando una sorta di tumore di questo grande organismo di cui volenti o nolenti facciamo parte.

Io stessa sono stata presa da questa ‘febbre dell’oro verde’: ho studiato gli INCI, vagabondato in realtà bio-etiche di cosmetica, medicina alternativa, pratiche e filosofie che spingono ad una maturazione della coscienza di sé, come lo yoga.

Ho visto come la medicina tradizionale sintomatica, la classica ‘causa-effetto’, negli ultimi anni sta ricevendo dei durissimi colpi da tutto ciò che è invece fitoterapia e olistica, agopuntura, bioenergetica, omeopatia.
Ho scoperto l’esistenza della romanticissima Eco-terapia.

Si tratta di qualcosa di incredibile: un insieme di pratiche curative naturali che incoraggia le persone a creare delle relazioni positive con l’ambiente che le circonda.


Mi direte: ma che davvero?! Eh sì, chi sceglie l’eco-terapia, compie il tentativo di utilizzare mente, cuore e sensi per interagire con il mondo naturale.
Un sistema alternativo di ‘messa a terra’, sgravo dello stress e riequilibrio cognitivo.
C’è chi sceglie di trascorrere del tempo in un bosco o in un giardino, di sedersi accanto ad un fiume, dedicarsi al giardinaggio, interagire con gli animali… ma è eco-terapia anche solo ammirare il paesaggio durante un viaggio.
La chiave è trovare il modo giusto per concedersi del tempo, che secondo me è il più grande potere curativo. Prendersi del tempo per ricaricarsi, staccare la mente dalle tensioni quotidiane, perdere del tempo senza sentirsi in colpa perché non si sta sprecando davvero qualcosa. Lasciar andare l’ansia ed il controllo.

Adorabile. Poetico. Dolcissimo!
Sono più che d’accordo che scegliere sé stessi sia il primo passo per stare meglio e non di meno un modo infallibile per essere positivi e salutari anche per gli altri.


E che bellezza! Queste cose mi mettono subito di buon umore: pensare a questo circolo di aria buona da condividere e respirare stimola la mia natura hippie, siamo bellissimi e ci vogliamo tutti bene! 🙂

Ad ogni modo stemperarsi e farsi una risata resta gratis e fa buon sangue, tutti a fare eco-terapia!

Come fare il latte vegetale da soli in pochi semplici passaggi

Negli ultimi tempi mi si è aperto un nuovo mondo: il latte vegetale, più precisamente il latte di riso!

L’ho incontrato nella preparazione del Golden Milk, e come tutte le volte che mi entusiasmo…  together forever and never to part…

Il latte vegetale può essere di tantissimi tipi (soia, riso, mandorla, cocco, avena, farro, canapa..), ciascuno dalle molteplici proprietà benefiche per il nostro organismo.

Eh sì, perchè contiene innanzitutto meno grassi di quello ‘normale’, di origine animale, e fosse solo quello, ora lo vediamo insieme!

Ho già parlato di alcuni tipi di latte vegetale nei giorni scorsi, trovate i collegamenti alle proprietà. Che resta da dire quindi? Come farli!

Eh sì, perchè se non siete già pratici dovete sapere che il costo, è leggermente più alto (si parla comunque sempre di pochi centesimi), ma per i più ‘green’ friendly c’è sempre la soluzione del farselo da soli!

Vediamo un pò…

Latte di soia

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6 tazze di acqua per 1 tazza di soia (questa è la proporzione, poi regolate di conseguenza in base alla quantità che volete produrre tenendo presente che il latte di produzione casalinga durata all’incirca 3 giorni).

  • Mettete in ammollo la soia gialla per circa 12/14 ore.
  • Scolare la soia dall’acqua di ammollo e frullarla con una mezza tazza di acqua in modo da ridurla in purea.
  • Bollire per 30 minuti la purea di soia in 6 tazze di acqua.
  • Filtrare con un colino rivestito da una garza sottile.
  • Dolcificare a piacere.

Latte di riso

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  • Far bollire in una pentola una parte di riso Ribe con 10 parti di acqua (scegliete in base alla quantità desiderata) per 40 minuti
  • Frullare con il minipimer ad immersione fino a ridurre il riso in poltiglia
  • Filtrare il tutto attraverso un telo o un colino
  • Versare il latte di riso in una bottiglia di vetro
  • Conservare per massimo tre giorni in frigo

Latte di avena

  • Lavare con acqua corrente 50 gr di avena decorticata.
  • Portarla a cottura per 50 minuti circa in 0,5 lt di acqua.
  • Con il minipimer frullare il tutto finchè non riduciamo in poltiglia.
  • Aggiungiamo altro 0,5lt di acqua fredda e frulliamo ulteriormente.
  • Passiamo il composto su un colino rivestito di una garza fine.
  • Imbottigliamo il latte di avena.
  • Si consiglia il consumo in massimo due giorni.

Latte di mandorle

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  • In un contenitore di acqua calda mettere in ammollo 300 gr di mandorle ben spellate per 30 minuti circa
  • Scolatele e asciugatele,
  • Mettere le mandorle in un frullatore e a piacere aggiungete in questo momento il dolcificante.
  • Aggiungete l’acqua 1, 5 litri e frullate il tutto fino a rendere in poltiglia. Se non avete un frullatore capiente potete dividere le dosi delle mandorle in più parti
  • Passate il tutto a colino schiacciando la polpa delle mandorle per farne uscire il liquido e gli oli.
  • Versate in una bottiglia di vetro e conservate in frigo.
  • La conservazione non va oltre i tre giorni.

Latte di mandorla: non soltanto buono!

Il latte di mandorle è una bevanda molto conosciuta e amata, per il suo sapore dolce e delicato e per le sue proprietà. Viene chiamato latte, perché il suo aspetto, liquido e biancastro, ricorda appunto quello del latte di origine animale, ma è un prodotto completamente vegetale e apprezzato nella cucina vegetariana e vegana, anche per il suo utilizzo versatile.

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L’apporto energetico fornito dal latte di mandorle deriva principalmente dai glucidi semplici utilizzati nella sua preparazione. Ha una discreta quantità di antiossidanti, tra cui tocoferolo e la vitamina E e il suo buon apporto di acidi grassi insaturi (oleico e linoleico) gli conferisce una discreta qualità nutrizionale.

Sfatiamo un mito: il latte di mandorla non fa ingrassare. Anzi, essendo ricco di acidi grassi, i “grassi buoni”, favorisce la perdita di peso. Inoltre un bicchiere di latte di mandorla ha solo 25kcal.!

Nel dettaglio, elenchiamo alcuni dei benefici che ci regala questa bevanda a base di mandorle:

Abbassa il colesterolo cattivo. Grazie ad una sostanza chiamata “amandina“, la mandorla abbassa i livelli di zuccheri nel sangue, regolarizzando il livello di colesterolo LDL, salvaguardando la salute di vene e arterie.

Regola l’intestino. Le mandorle hanno lievi proprietà lassative. Il latte di mandorla favorisce il lavoro dell’intestino liberandolo da scorie e tossine. Inoltre il latte di mandorla è consigliato in caso di gastriti, coliti e diarrea.

Valido sostituto del latte vaccino. Non solo perfetto per chi soffre di intolleranza al lattosio, ma anche per chi non vuole rinunciare al piacere di un bicchiere di latte al mattino. Il latte di mandorla, a differenza del latte vaccino, non contiene colesterolo nè lattosio, questo lo rende altamente digeribile. Non solo, è ricco di fibre, vitamina E, selenio, manganese, zinco, potassio, magnesio, ferro, fosforo e calcio.

Uno dei miei preferiti!

Volete provare a farlo da soli? La ricetta qui

Il latte di riso: se inizi a berlo, difficilmente riesci a smettere!

Il latte è una bevanda diffusissima nell’alimentazione onnivora, sia nelle diete per i più piccoli che per gli adulti. Alcune persone, egualmente per scelte personali come nel caso si seguisse una dieta vegana oppure per intolleranza al lattosio, non ne possono fare ricorso. Come superare allora questa privazione, senza però rinunciare al piacere del nettare bianco? La risposta arriva dalla natura, grazie al latte di riso.

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Il latte di riso è ricavato dall’omonimo cereale: i chicchi vengono messi ammollo in acqua e quindi processati e fermentati, fino a raggiungere una bevanda dalla consistenza identica a quella del latte di mucca. In commercio, oltre alla versione di base, esistono poi varianti arricchite di vitamina B12, vitamina D, calcio e altri minerali, per non perdere le peculiari caratteristiche nutrizionali del latte vaccino.

I suoi usi sono i più disparati – può essere sostituito in qualsiasi ricetta che preveda il ricorso al latte animale – e le proprietà benefiche innumerevoli. Innanzitutto, è la soluzione di preferenza per chi ha sviluppato un’intolleranza al lattosio, perché ovviamente non lo contiene. Inoltre, è particolarmente indicato per tutti coloro che soffrono di allergie alimentari varie e, quindi, devono fare particolare attenzione a ciò che viene ingerito: il potenziale allergenico del prodotto, ad eccezione di pregresse intolleranze al riso, è praticamente nullo.

Non è però tutto: essendo un ritrovato di origine vegetale, il latte di riso è privo di grassi e di un nemico per la salute dell’apparato cardiocircolatorio, ovvero il colesterolo. Per questo è molto utile nella dieta di chi è in sovrappeso, per chi ha situazioni pregresse di vene e arterie semi-otturate e per chi è in convalescenza dopo un infarto, l’applicazione di un bypass o di uno stent per il ripristino delle funzioni venose e arteriose. Oltre a questi irrinunciabili utilizzi, il latte di riso è consigliato anche nelle diete dimagranti dato il basso impatto calorico, non solo come bevanda, ma anche come ingrediente per primi piatti e dolci, leggeri ma gustosi.

Non mancano, come lecito attendersi date la nota efficienza del riso in tal senso, gli effetti positivi sul transito intestinale. Il latte di riso è infatti un naturale regolatore della mobilità del colon e per questo può essere assunto sia in caso di stitichezza che di diarrea, oltre da chi è affetto dalla sindrome del colon irritabile. Inoltre, il suo basso impatto sulla digestione lo rende una soluzione di preferenza per i celiaci e per chi, per intolleranze già note, non può far ricorso al latte di soia oppure a quello di mandorla.

La presenza di zuccheri semplici ne conferisce un’altissima digeribilità e ne garantisce un basso impatto calorico, pur mantenendo un sapore molto gradevole e non così distante dal latte bovino. Le versioni commerciali arricchite di vitamine e calcio, infine, lo rendono un alimento adatto anche ai bambini nella fase della crescita.

Infine… è buono da morire, che ve lo dico a fare? Ne sono già dipendente!!

Volete provare a farlo da soli? La ricetta qui

Perchè il latte di soia fa bene?

Stufi del solito latte perché gonfia e non riuscite a digerirlo a dovere?  “Forse”, una valida alternativa da introdurre nella nostra alimentazione potrebbe essere il latte di soia, sempre più in voga non solo tra i vegetariani, ma anche fra le persone che soffrono di intolleranza al lattosio o di allergia alla caseina, presenti entrambi nel latte di origine animale.

untitledIl latte di Soia deriva dalla macerazione in acqua di farina di soia grassa o direttamente di semi di soia, un legume appartenente alla tradizione alimentare dei paesi tipicamente asiatici, quindi si tratta di una bevanda alimentare completamente vegetale, la cui composizione include proteine, carboidrati, grassi e minerali. Dal punto di vista nutrizionale, il latte di soia non contiene Vitamina D, né tantomeno Calcio; tuttavia, in commercio è possibile reperirlo tranquillamente con Calcio addizionato, oltre che arricchito di Vitamina B12.

Per il resto, la quota proteica è pari a quella del latte vaccino, mentre, per quanto riguarda  i grassi, oltre ad essere presenti in minore quantità, sono anche nettamente migliori, poiché appartengono prevalentemente alla categoria dei grassi insaturi, motivo per cui questo latte vegetale è adatto anche a persone che seguono un regime alimentare povero di grassi, sia per motivi di salute che per la dieta. Inoltre, come testimoniato da numerosi studi scientifici, il latte di soia, essendo completamente privo di Colesterolo e ricco di Lecitina, è in grado di ridurre il livello del Colesterolo totale e delle Lipoproteine “cattive” LDL a favore delle Lipoproteine “buone” HDL. Anche l’apporto di Isoflavoni (fitoestrogeni) rappresenta un vantaggio per il benessere del sistema cardio-vascolare e contro alcuni disturbi tipici della menopausa, mentre la Vitamina E partecipa alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Facciamo però molta attenzione a non abusare di questa bevanda apparentemente solo virtuosa e questo perché esistono anche alcuni punti a suo sfavore che è bene tenere in giusta considerazione. Innanzitutto, l’Acido fitico, non digeribile per noi esseri umani, è capace di chelare microelementi come Ferro e Zinco e, in parte, macroelementi quali il Calcio e il Magnesio. Asteniamoci, dunque, dal bere latte di Soia durante i pasti principali se non vogliamo impoverire il nostro apporto di nutrienti. Poi è giusto citare gli Isoflavoni non solo per i loro benefici, ma anche per i loro effetti meno simpatici: infatti, oltre certi livelli, riescono ad interferire con la funzionalità tiroidea, riducono la fertilità sia nell’uomo che nella donna e compromettono il desiderio maschile, mentre se ne sconsiglia completamente il consumo da parte dei bambini, poichè la presenza degli isoflavoni può incidere sullo sviluppo sessuale e sulla fertilità da adulti.

Volete provare a farlo da soli? La ricetta qui