Padova con la bisbetica domata

La Bisbetica Domata è un’opera di William Shakespeare in cinque atti, ambientata a Padova.

Sono stata alla scoperta

la città presente negli occhi

le parole ricordo nella mente

*  *  *

I

Per il grande desiderio che avevo di vedere

la bella Padova, culla delle arti sono arrivato…

ed a Padova sono venuto, come chi lascia

uno stagno per tuffarsi nel mare, ed

a sazietà cerca di placare la sua sete per tuffarsi nel mare, ed

a sazietà cerca di placare la sua sete 

II

Stornino i cieli dalla vostra mente questa forma d’umore delirante!

III

mi dicon qui che ho dormito

e sognato

per quindici anni e più, tutto di seguito

IV

E poiché so quanto ella si diletti

di musica e poesia,

farò venire e mantenere in casa

precettori per insegnar quell’arti

alla sua giovinezza

V

l’amore non si sradica dal cuore

coi rimbrotti, e se amore v’ha colpito,

non vi resta da far altro che questo:

“Rédime te captùm quam queas minimo”

VI

ho ravvisato una bellezza dolce,

la stessa che doveva avere in volto

la figliola di Agenore, se Giove

s’inginocchiò sulla sabbia di Creta,

umilmente, per chiederne la mano

VII

. Dimmi, piuttosto, qual vento t’ha spinto dall’antica Verona verso Padova?

. Lo stesso che sparpaglia per il mondo molti giovani in cerca di fortuna
fuor della propria casa

VIII

Riguardo a questo, sono a tutta prova

come lo son coi venti le montagne

che non si lasciano giammai scrollare

per quanto quelli possano soffiare

IX

E laddove due fuochi divampanti

si scontrano, consumano l’oggetto

che alimenta la rispettiva furia.

E se è vero che anche un fuocherello

diventa grosso con un po’ di vento,

è pur vero che le potenti raffiche

spengono fuoco e tutto

X

Perbacco, questo baldo giovinotto

è capace di comandare al sole!

XI

come la vostra è stata un tempo grande

la mia protervia, è stato come il vostro

ambizioso il mio cuore

e più del cuore forse l’intelletto,

da farmi sempre pronta a rimbeccare

a parola parola, grinta a grinta.

Ora m’avvedo quanto sian di paglia

le nostre lance, e come paglia deboli

siano le nostre forze, e fragilissima

sia la nostra fragilità

XII

E allora sarà, sì, il sacro sole,

Dio benedetto! O non sarà più sole,

se tu dichiari che sole non è.


Così la luna non sarà più luna,

se tu dichiari che luna non è.

Sii tu a chiamarla con un nome,

e basta: quel nome avrà

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