Il Caffè Greco.

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Solito chiasso nel Caffè Greco. Del resto è sabato pomeriggio, cosa aspettarsi di diverso?
Frequentatori abituali, come me, come quel cinese che beve coca-cola laggiù, lo sguardo perso oltre le vetrate, sempre solo, come la compagnia di ragazzi che arrivano sempre verso le tre e si siede fuori a mangiare gelato.
Facce nuove, turisti capitati per caso nella nostra bolgia quotidiana, scrutano invece la cenere delle sigarette per terra, gli arredi fastosi ormai lisi dal tempo… una fotografia sbiadita dei ‘bei tempi andati’, mi piace pensare a questo posto così, anche se quei tempi devono essersene andati molto prima che ci mettessi piede io la prima volta.
Mi hanno dato una buona mano, rilancio. Diderot mi lancia uno sguardo preoccupato: non ha mai saputo bluffare, ottimo da spennare a poker. Con il monocolo e la carnagione pallidissima, è il mio più vecchio amico a Roma, lo conosco fin da quando studiavamo arte e recitavamo poesie alle liceali. Una gran quantità di tempo, ricordo vagamente di aver avuto i capelli, ed anche lui.
Eccoli i miei bei tempi andati, e guardami adesso, a giocare a carte con Diderot e due stranieri biondissimi, che probabilmente studiano arte e leggono poesie alle ragazze.
D’improvviso mi sento parte di una storia che non è la mia, come se facessi parte dello scenario come il quadro appeso sulla mia testa, come se stessi passando la mano.

Il Caffè Greco, Guttuso Il Caffè Greco, Guttuso

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