Copenhagen: cosa resta?

Se la statua della Sirenetta ai miei occhi è un altro dei simboli proposti e riproposti, venduti e rivenduti, ormai quasi privi di un effettivo fascino, piccola e abbandonata su un tratto di costa che la espone ai venti ed al flusso continuativo di turisti via mare e via terra, i giardini di Tivoli conservano il loro incanto senza tempo ed il porto di Nyhavn resterà per sempre nel vostro cuore.

Il mio è un cuore grande che ha accolto non solo il porto antico, dove avrete l’impressione di camminare in una variopinta cartolina dalla bellezza mozzafiato ed i giardini di Tivoli che accolgono ancora oggi lo storico parco dei divertimenti in legno, ma anche la torre rotonda Rundetårn che giro giro vi mostrerà tutta la città fino a stenderla a 360° ai vostri piedi. Notevole anche la candida ed imponente Marmorkirken, e da vedere il Rosenborg, un vero e proprio castello con mura e giardini che respira nel centro cittadino e si mostra in tutto il suo splendore anche in giornate terribili, come quella in cui l’ho conosciuto io!

 

Estrosa e particolare, se avete tempo consiglio un salto alla Città Libera di Christiania, un esperimento sociale unico al mondo. Fondata nel 1971 da un gruppo di hippie, è un quartiere parzialmente autogovernato che ha conseguito uno status semi-legale come comunità indipendente che vive secondo i principi del rispetto e del libero arbitrio, propri dell’anarchia pacifista.

A maggior ragione, mi sento di sottolineare: rispettate Christiania. Non fate foto, non prendetevi libertà, siate discreti.

 

Dolcis in fundo: IL CASTELLO DI AMLETO! Sì, lo so, non dovrei fare così ma proprio non riesco a frenare l’entusiasmo.

 

Sono cresciuta con l’Amleto, al punto che fosse fuori questione non prendere un treno e perdere del tempo per attraversare la Danimarca (che per mia fortuna non è così lunga da tagliare per intero!) ed andare a vedere la fortezza dove Shakespeare ha ambientato la tragedia.

 

Per mia fortuna, l’imponenza di Kronborg ha fatto sì che perdere mezza giornata di un fine settimana per raggiungerlo ne valesse la pena.

 

Da dirlo: faceva – freddissimo.

Un freddo così freddo che ti riverbera nel cervello direttamente portato dal vento che soffia costante, ed esci sulle vette delle torri per guardare fuori solo perché ormai hai fatto tutti quei chilometri da casa tua… che, che fai, non esci a dare un’occhiata? A casa mia si dice ‘freddo becco’.

 

Una volta sul posto ho appreso che ogni estate nel cortile del castello si svolge un festiva shakespeariano. Ecco, una visita primaverile in Danimarca, se non proprio estiva, è un altro dei caldi consigli che mi sento di darvi.

 

Costruito nel 1420, impenetrabile e fortificato, uno sguardo al mare ed uno alla terra ma con evidente piglio difensivo e per niente friendly, vi accoglie con interni perfettamente conservati ed arredi dell’epoca e vari percorsi. Anche nei sotterranei, quasi al buio… un momento di brivido, un percorso da fare in gruppo.

 

Arrivarci con il treno è uno scherzo, il trasporto ferroviario danese è semplice e piuttosto intuitivo e dalla stazione potrete optare per il trenino alias servizio navetta fino al castello o fare quei quattro passi di numero per raggiungerlo a piedi. Nessun bisogno di indicazioni: affidatevi alla vostra vista. La cittadina quasi non esiste, impossibile non capire la direzione, ma se doveste riuscire nella mirabolante impresa di perdervi, vi prego: scrivetemi, voglio sapere tutto!

 

Quanto a cosa mi è rimasto… come spesso accade nei viaggi, ti accorgi dell’eco che un luogo fa in te solo dopo essere tornato a casa, e a volte nemmeno subito.

 

Prima di partire per la Danimarca non provavo un’emozione speciale, non ho mai ‘covato’ questa meta. Mentre ero li, ero indubbiamente curiosa e ciò che vedevo mi piaceva, mi meravigliava, però… però solo adesso forse, ad un anno di distanza, ho capito davvero ciò che mi ha lasciato dentro questo posto che nei secoli ha conservato uno spirito fiero e forte. Questo si sente, si sente lo spirito acceso dei suoi centri e dei suoi abitanti, le idee che brulicano, il forte istinto di andare avanti.

 

Ho l’impressione che l’istinto di sopravvivenza di anni più duri si sia tramandato in quello spirito di creazione ed evoluzione che porta oggi tutta la penisola scandinava a superarsi e a svettare per l’altissima qualità di vita e le innovazioni. Questo si sente. Si sente la vita di questo paese, sotto al freddo e sotto alla fredda pulizia di ogni cosa.

Alla Danimarca devo dire grazie della deframmentazione, forse non sarà il paese che mi attrae magneticamente e dove ogni anno avrò la tendenza di tornare, ma sicuramente rimarrà un marker indelebile in me.

Alla scoperta di Copenhagen in tre giorni

La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti.

diceva Soren Aabye Kierkegaard, che neanche a dirlo a Copenhagen era proprio di casa.

Così capisco questa città pensandola all’indietro, ritornando sui miei passi di un anno fa grazie alle emozioni che oggi sono vive in me.

 

Quando si scende da un aereo, da un treno, da un autobus… da una bicicletta, il primo impatto con un posto nuovo è un vero e proprio scontro. Dovunque giri lo sguardo non incontri niente che tu possa riconoscere: suoni, odori, facce ed abitudini differenti ti assalgono senza che tu abbia la possibilità di nasconderti. Basta un secondo perché parta l’immersione, che nel caso in questione nel mio caso è stato un treno che mi ha portata nel cuore della città a sera inoltrata.

Arrivare di sera in alcuni casi può rappresentare un handicap ad uno stato d’animo aperto e ricettivo, l’essenziale per interiorizzare senza traumi usi sconosciuti, perché le strade si fanno spoglie, i palazzi severi, le vetrine inospitali e tutto va spegnendosi. Non importa se arrivi in una capitale viva e frizzante: se arrivi in un posto dove non hai poli di orientamento, l’assenza di luce non aiuta, e ti senti subito un po’ perso.

 

Tutto cambia al mattino, quando a stomaco pieno e riposato, tolti di dosso i timori bianchi – rigorosamente infondati! – ti affacci in questo nuovo piano infinito (o almeno a te lo sembra in quel momento) colmo di possibilità e di avventure che sembrano essere lì giusto in attesa di te.

Copenhagen al mattino è bellissima. Una città che ho conosciuto senza luce piena e sole caldo, ma anzi con un freddo tagliente e sferzante che raramente ho incontrato nel corso della mia vita, da italiana viziata abituata a lu sole e lu mare. Eppure… lucente. Grandi finestre, grandi vetrate, negozi e locali arredati in quel tipico stile nordico che a noi ricorda tanto un pomeriggio all’Ikea, la sensazione di ordine che traspare da ogni dettaglio.

 

 

Impossibile perdersi, non in Danimarca, nonostante la lingua che alle nostre orecchie si presenterà in modo piuttosto infelice, con quelle sonorità così lontane che sembrano provenire da una conca o da un remoto fiordo. Copenhagen poi è perfettamente servita in entrata ed in uscita ed il suo centro storico facilmente esplorabile a piedi racchiude, inutile a dirlo, tutti i maggiori punti di interesse per il turista medio.

 

Avendo a disposizione un week-end, ho esplorato questa meta a me del tutto sconosciuta proprio come un turista medio, con qualche aggiunta di buon senso. Guida alla mano, ho cerchiato le tappe obbligate: i giardini di Tivoli, il porto antico di Nyhavn, il Teatro dell’Opera, la Marmorkirken, la famosissima statua della Sirenetta, il Kastellet, il torrione della Rundetårn, il castello cittadino di Rosenborg, la rilassante area pedonale Strøget, la colorata ed anacronistica Christiania. Per finire con una ciliegina sulla torta: un salto al castello di Kronborg, perché c’è del marcio in Danimarca.

 

 

Non poteva mancare per me un giro in barca per il canale ed un tratto del mare del nord, il grande e scuro Baltico che subito sotto la cupa superficie nasconde segreti e trappole per esperti marinai… decisamente ammaliante. E poi, per me non è viaggio se non scalo una torre e conquisto i sette mari.
Il senso di liberazione che provo guardando verso l’infinito, che sia l’orizzonte con il brulicare delle strade sotto di me o quello degli abissi, è una droga naturale e spontanea che ricerco ogni volta che mi è possibile e per me è paragonabile solo all’idea della partenza o alla sensazione del volo.
Sono partita da Nyhavn con un battelletto che proponeva tour nei canali attorno alla città, passando per alcuni punti di interesse. Ce ne sono per tutti i gusti, su vari mezzi e per tutte le tasche, trovate tutte le informazioni necessarie direttamente al posto o negli uffici turistici in giro per la città.

 

A Copenhagen ti tuffi, e a differenza degli eventi pericoli celati dalle acque che la bagnano, nel centro cittadino puoi farlo senza paura. Tutto e tutti ti daranno una mano nell’improbabile caso che tu riesca a perderti per una città così semplice e lineare. L’orientamento ti verrà spontaneo, il caos qui non è di casa.

 

Arrivando alla parte pratica: cosa mi è piaciuto di più di questa stupefacente città, cosa mi è rimasto? 🔜🔜

Partenze e ritorni: andare in Serendipity, possibile? Possibile!

Lo zucchero si infila in valigia per una nuova meta tutta da scoprire…

Ovvero? Vi darò qualche indizio, e presto avrete migliaia di foto per farvi vedere tutto il viaggio attraverso i miei occhi.

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E al ritorno, inutile dirlo, vi racconterò tutto!

Indizi…

 

Un’unica problematica potrebbe essere a questo punto il bagaglio, perché purtroppo non si campa di sola poesia, che non sto avendo proprio il tempo di fare… sono a lavoro, protetta dal caldo opprimente e dalla voglia che ormai mi conduce alla follia di partire, e partirò quasi diretta.

Non lo nego, sto sperando che la mia valigia si faccia da sola, avevo sperato lo facesse anche stanotte mentre dormivo, col favore delle tenere. Nulla. Sospetto che quella pigra proprio non vorrà darmi una mano.

 

Seminerò zucchero per voi nella terra del Serendipity dunque, ed al ritorno vi offrirò un panorama sconfinato delle mie emozioni, sensazioni, esplorazioni… ed un ritorno alla mia realtà di tutti i giorni completamente nuovo.

Si cambia pelle! Come probabilmente avrete un po’ capito dagli ultimi post, stavo riflettendo sui cambi di direzioni ed essendo una di quelle persone in cui il pensiero è soltanto un altro muscolo che muove mani e gambe… le scelte non si sono fatte molto attendere.

Sono dell’idea che vada seguito lo stomaco. 

Se un posto ti da il mal di stomaco, devi venire via. (E se hai fame nel mio caso devi rifocillarti rapidamente al fine di non mangiarti il primo malcapitato che ti passa a tiro…)

Lo stomaco governa tutto. Le emozioni, l’umore, il benessere. 

Lo stomaco sente tutto.

 

Ho fatto alcune scelte che cambieranno completamente lo scenario attorno a me.

Le ho fatte da sola, in me ed in solitudine.

Ho deciso nel silenzio, e dopo essermi riposata.

Sto iniziando a comprendere come il sonno ed il riposo siano due punti cardine del benessere psicofisico della persona. Se colmiamo le prime semplici mancanze del riposo, della fame… il tono dell’umore si ristabilisce immediatamente ed è più facile guardarsi intorno ed avere un reale quadro della situazione.

Ho scoperto al culmine della mia meraviglia che ero stremata e questo distorceva completamente il mio punto di vista delle cose. La stanchezza genera morbosità varie, abitudini nocive. Si tende a non allontanarsi da ciò che ci fa stare male, nonostante si riconosca che è così. Si accettano compromessi che ci tolgono ancora più energie, ci si appoggia a persone che non ci danno la giusta considerazione… come se non meritassimo di meglio.

 

Ed invece meritiamo di meglio, tutto il meglio, fin dove il nostro pensiero riesce a spingersi arriva il limite-non-limite di ciò che meritiamo. 

 

Quindi ho fatto un passo. E chissà dove poggerò i miei piedi domani. Intanto in Serendipity, poi… vi invito a stare con me nell’attraversamento dello spartiacque, e vederlo insieme.

Rockin around the Jamboree, ritrovarsi negli anni ’50 a Senigallia

Senigallia! Che città bellissima, solare, calorosa… l’ho scoperto questo weekend in occasione del Summer Jamboree Festival, la manifestazione internazionale di cultura e musica rock’n’roll anni ’40 e ’50 che si tiene ogni anno qui.

Con mio stupore ho scoperto un intero universo a me sconosciuto, con nomi illustri del panorama musicale ed artistico che calcano questi palchi, chiamati ed attirati da tutto il mondo come da una sorta di macchina del tempo variopinta.

Le piazze si riempiono di un’allegra folla vestita a tema, spopolano i pois, le bretelle, le fasce nei capelli e pettinature cotonate e laccate. Le piste da ballo si riempiono di ballerini svolazzanti, sorridenti, perché per ballare questa musica il primo requisito è un bel sorriso stampato in viso. E poi leggerezza, lasciarsi andare, giocare con allegria su note saltellanti e gioiose.

Il Jamboree ti entra dentro ed allieta il cuore, lascia i segni della spensieratezza anche nei giorni a venire.

Senigallia poi si presta perfettamente come cornice, vitale e accesa, con il lungomare pieno di locali, bei ristoranti, street food e le strade piene fino a tarda notte. Un luogo da vacanza ideale, ordinato e pulito con un centro storico di tutto rispetto…

Un solo consiglio: prenotate!

Questo festival ha dell’incredibile, e pur essendo così ben organizzato da lasciarmi senza parole (mai avevo trovato persino i bagni sebach puliti e profumati!), è pur sempre calamita di un discreto fiume umano, che vuole dormire, mangiare… ed ha il buon senso di prenotare!

Addirittura, so di comitive che prenotano da un anno all’altro… ma vi ripeto: questo per me era un mondo più che inesplorato. Mi sono ritrovata nelle Marche senza sapere precisamente come ci ero arrivata, senza avere idea di cosa mi sarei trovata davanti la sera, con un vestito a pois nero, dei fiori nei capelli, tanta speranza di trovare un posto per dormire e voglia di divertirmi. Ed è andata di lusso, del resto: la fortuna aiuta gli audaci. Vi consiglierei tuttavia di ‘non ripetere l’esperimento a casa da soli, bambini’, pensavo veramente di ritrovarmi a dormire in macchina e trasformare un piacevole intervallo boogie in uno grunge, ben più spostato verso trucido rock anni ’90 🙂

La città di Senigallia è stata un’altra importante scoperta… ma di lei – che già adoro – vi parlerò presto, prestissimo!

il mio viaggio a Senigallia #soon
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Mangiare in Romania

Una volta ho letto che non si può riposare bene e amare bene se non si è mangiato bene, ed io sono perfettamente d’accordo.

Cucinare e mangiare per me sono momenti importantissimi nella giornata. Cucinare è per chi ami, mangiare è per condividere.

Noi italiani poi siamo famosi nel mondo per essere ‘fissati’ col cibo, e spesso mi è capitato di fare centinaia di metri per ritrovare ‘quel posto tanto buono’. Confessate… vi è capitato almeno una volta!
Mangiare fuori da casa, in un altro paese, può quindi rivelarsi una questione quanto meno spinosa.

Specialmente in Romania, dove la cultura del mangiare fuori non è diffusa come in Italia o tanti altri Paesi.

Perché? Ce lo siamo chiesti anche noi perché, mentre avanzavano per chilometri senza intravederee una tavola calda o un ristorante…
La risposta mi è sopravvenuta in seguito, parlando con un ragazza rumena: ‘Cos’è, non sai cucinare? Se puoi fartelo a casa, perché devi andare a cercarlo fuori?’. Semplice ed efficace, non c’è che dire. Tuttavia per me, che ero in Romania senza una cucina da campeggio da accendere sul ciglio della strada, questa linea di pensiero poteva presentare qualche problemino. Qualche.

Ad ogni modo cercando bene posti dove mangiare si trovano, anche se il panorama culinario rimane comunque piuttosto limitato, se parti viziato da mille varietà ad ogni cambio di regione.

La cucina tradizionale offre di base carne o formaggio, accompanata da polenta.

Ho trovato tantissime similitudini con la cucina ‘povera’ della tradizione toscana, inutile a dirlo.

Vi verrà spesso proposta la polenta – sempre proposta la polenta – accompagnata da pastrami di pecora, o da panna acida e del formaggio morbido simile a ricotta.

Fegato, molte zuppe, involtini di foglie di verza o di vite farciti con macinato di carne di maiale (sarmale) e carne marinata sono alla base di pranzi e cene.

Di accompagnamento, vini, birre e distillati, di tantissime qualità e tipologie.

Non si mangia male in Romania. Magari non vi aspettate un easy lunch con l’insalatina, questo no.

Sul caffè, ecco, abbiamo delle difficoltà. E passerei oltre senza entrare troppo nell’argomento, che si sa può essere nota particolarmente dolente.

E i dolci? Tantissimi, e di tantissimi tipi. Sfoglie ed impasti piuttosto dolci, ripieni di crema, formaggio fresco e frutta.
Dolci. Ma dolci, proprio.

 

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ABC Copenhagen

 

La Danimarca, con le sue bellezze nordiche ed il carattere ben deciso, può senza dubbio considerarsi uno dei paesi europei più affascinanti da visitare.

 

Copenhagen, la capitale, con la sua Sirenetta ed i palazzi antichi in mattoni rossi che si stagliano fieri contro i venti del mare del nord vi apparirà graziosa ed ordinata, perfettamente funzionale e funzionante.

 

Caffè? Chiaro! Buon cibo? Sicuro! Musei? Certo!

 

Fra le strade acciottolate della città troverete senza fatica tutto quello di cui avrete bisogno fra ristoranti, caffè, negozi di ogni genere. Mentre per raggiungere chiese, torri e palazzi vi basterà fare quattro passi per le vie del centro…

 

 

Avete poco tempo? Nessun problema! Già in tre giorni è facile farsi un’idea della città.
Copenhagen è una città molto semplice, perfetta sia per un week-end che per un tour più elaborato.

Da non perdere il porto di Nyhavn, il giro in battello per i canali, la Marmorkirke, il Kastellet, il castello di Rosenborg con i suoi giardini, la Sirenetta, la suggestiva Tivoli, Christiania, la Rundetårn, il castello di Kronborg famoso per la leggenda di Amleto a Helsingør…

Troverete un’idea di itinerario qui 

 

 

Attenzione però, circolano diversi falsi miti per quanto riguarda la Danimarca. Per esempio: non è vero che i musei sono gratuiti, o che lo sono i mezzi di trasporto.

Certo, su treni e metro non ho mai visto un controllore e non ci sono barriere, ma quello è un ‘gratis’ inteso in senso molto ampio!

I biglietti di treno, bus e metro sono universali: validi su tutti i mezzi.

I danesi sono persone gentilissime ed aperte, pronte ad aiutarti se ti vedono consultare una cartina e a profondersi in complimenti se dici di venire dall’Italia. Tutti parlano in inglese, e spesso le indicazioni si trovano anche in tedesco.

 

La capitale è piccola, tutti i punti di interesse sono in centro e si gira molto bene a piedi.
Per i punti di interesse fuori Copenhagen, muoversi in treno è semplice, economico e le distanze si coprono in tempi piuttosto brevi. Contate da Copenhagen a Helsingør un’oretta di treno.
Non è difficile neanche raggiungere in treno o nave la Svezia, giusto dall’altra parte di un braccio di mare.

 

Controllate gli orari! I musei e la maggior parte delle chiese chiudono piuttosto presto, la maggior parte alle 17, ed il lunedì sono chiusi.
Per pranzo, cena e vita notturna invece è sempre il momento: ristoranti e supermercati sono aperti fino a notte fonda, alcuni ventiquattro ore su ventiquattro, ed anche i mezzi cirolano h24.

 

Fa freddino, e d’inverno è quasi costante una pioggerellina tenue, talvolta mista a neve.
Quindi guardate le previsioni, e se mette pioggia: portate l’ombrello! O meglio ancora una giacca a vento col cappuccio.

E che Copenhagen sia!

Come diceva Hans Christian Andersen, scrittore e poeta danese:

la vita di per sé è la favola più fantastica.

 

 

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Backpacking di una principessa: i castelli della Transilvania

Se sei nata con l’animo pronto a sostenere una corona, se ancora i lieto-fine alla ‘e vissero per sempre felici e contenti’ ti fanno sospirare, e dopo tutto in quel letto a baldacchino staresti tanto bene… tu, sì tu, mi capirai meglio di chiunque altro.

Fortuna voglia, che in Transilvania ci fossero da vedere i Castelli.
La principessa che è in me saltava di gioia alla notizia, e devo dire che non è stata delusa.

La Transilvania è ricca di fortezze, e la sua storia è segnata da guerre, invasioni, battaglie e cavalieri fin dal medioevo. 

Brasov stessa, fortificata e dotata di un’ulteriore cittadella in posizione dominante sulla montagna, la celeberrima Bran con il ‘castello del Conte Dracula’, Rasnov, Sighisoara, Peles, Harman, Prejmer… ce n’è per tutti i gusti e tutti i periodi storici!

Per una questione di economia, vi parlerò di due fra i principali manieri della regione: il più bello, ed il più brutto.

E partiamo dallo sfatare un grande mito: “Sono stato a Bran, ho visto il castello del Conte Dracula“.


No, riproviamo insieme: se sei stato a Bran, hai visto il castello che ha ispirato lo scrittore Bram Stoker a scrivere l’omonimo romanzo.  Il vero castello di Vlad III di Valacchia, passato alla storia come il leggendario Dracula, è in rovina e si trova sulle rive dell’Argeș: la fortezza di Poenari.

Ora, essere stati a Bran ha la stessa valenza di essere andati a Gardaland.


Ed ecco il vincitore del premio: ‘più brutto’, signori e signori!
Non che il castello in sé sia brutto, la fortezza non manca di nulla. Ma il villaggio nato ai suoi piedi, traboccante di bancarelle ad effetto, che ti vendono la leggenda comodamente imbustabile… che tristezza.
Gli interni, quasi spogli e allestiti alla ‘tiriamo l’acqua a questo mulino’. Tutto molto finto, ed un po’ deprimente.
Ho fatto chilometri per vedere la storia, non i vostri giocattoli.


La storia? Nel 1377 Luigi I d’Ungheria riconobbe alla popolazione della città di Brașov la libertà di erigere a proprie spese una struttura fortificata in pietra che sarebbe poi divenuta il castello di Bran, il villaggio sorse di conseguenza. La nuova rocca servì al Regno d’Ungheria come baluardo contro le incursioni dell’Impero ottomano, poi utilizzato dai vari regnanti di Romania fino ai tempi moderni.

Spezzo una lancia a favore della strada per arrivare al paese: quelle strade infinite, per lo più dritte, costeggiate ai due lati da praterie innevate sono decisamente suggestive!

Il più bello… curiosi?

Partiamo alla storia…

Costruito tra il 1875 e il 1883 per volere di re Carlo I, considerato da molti tra i più belli d’Europa, il primo tra gli europei ad essere interamente illuminato dalla corrente elettrica.

Il castello è stato la residenza estiva della famiglia reale fino al 1947 e le 160 stanze dell’edificio, sono impreziosite da impressionanti lampadari in vetro di Murano, affreschi, ricami in seta, affreschi di Klimt, bronzi, marmo, tappeti persiani… arredi magnfici, ed il soffitto di vetro è mobile e si apre sul cielo.


Molto belle la Biblioteca Reale, con libri rari scritti a mano con lettere d’oro e rilegati in pelle, la Sala della Musica, la Camera fiorentina e l’Armeria, dove si trovano oltre 4 mila oggetti tra cui armature tedesche.


Come se non bastasse, sette terrazze decorate con sculture, fontane e vasi di marmo di Carrara.


Sto parlando del castello di Peles


dove anche solo la strada per arrivare è un sogno, a piedi in mezzo alla foresta, come ogni favola che si rispetti!


La strada per Sinaia, dove si trova Peles, è invece ben più ‘mossa’, e attraversa località di montagna con vette nere innevate che si ergono maestose e foreste fittissime.

Minimo how-to riguardo a questo castello: la visita ad un solo piano costa 30 lei, ad entrambi 60 lei. Per fare foto o video all’interno è richiesto un supplemento (ma qualche scatto lo riuscirete a strappare comunque!). L’ingresso del tour in inglese è subito vicino alla biglietteria, e separato da quello in rumeno. Non vi fate confondere dalla fila, non seguire il gregge!! Non che non abbia fiducia in voi, ma le indicazioni sono piccole e nascoste bene… disse quella che stava per fare il tour in una lingua a lei sconosciuta! 😂

Per vedere al meglio la Transilvania è sicuramente consigliabile noleggiare un’auto. Sebbene i punti di interesse siano collegati con treni e autobus, il noleggio di un mezzo costa pochissimo e ti da la possibilità di gestire meglio il tempo (di solito sempre limitato, purtroppo!) a disposizione.

Un altro consiglio importante è di guardare bene gli orari di cosa volete vedere! Molte delle strutture chiudono piuttosto presto, nel primo pomeriggio, al contrario di locali (anche le caffetterie!) e supermercati che restano aperti fino a sera tardi. Il lunedì è giorno di chiusura.

 

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Un perfetto caffè a Brasov: da Croitoria de cafea

Il caffè rende possibile alzarsi dal letto, il cioccolato gli da un senso

Per me deambulare senza prima aver preso un buon caffè è quanto meno impossibile, non assicuro di riconoscere nemmeno mia madre prima di aver riavviato manualmente a suon di caffeina i collegamenti sinaptici.

E non basta certo un caffè qualunque! Quella col caffè è una vera e propria storia d’amore, importante e duratura.

Un caffè bruciato invalida potenzialmente l’intera giornata.

A Brasov il mio cuore ha trovato il caffè, ha trovato il Croitoria de cafea. (Instagram / Facebook)



Un posto pieno di luce, permeato dalla calma e dall’amore per le cose belle e buone.


Caffè. Con una precisa filosofia dietro a questa delioziosa miscela colombiana.

Nel locale sacchi colmi di grani, macchinari per la torrefazione, arredamento delizioso.


Amanti del tenersi svegli con classe: questo è il posto che fa per voi.

Da Brasov, with love. ❤

➡️ altro su Brasov: Una domenica mattina a Brasov, il cuore della Transilvania

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Una domenica mattina a Brasov, il cuore della Transilvania

La prima creatura di Dio fu la luce.
Francis Bacon

Ed infatti il risveglio a Brasov è ben diverso da ogni altra premessa gettata la sera precedente.

La Transilvania è una terra affascinante e controversa. Arrivando si percepisce fin da subito il suo animo combattivo e la sua fierezza nonostante l’aspetto decadente di uno di quei paesi segnati profondamente dalla depressione del dopo guerra. E di notte… beh, di notte si liberano sicuramente i suoi fantasmi, e vanno a giro liberamente per le strade. Di notte fa un po’ impressione, lo ammetto, a me ne ha fatta!

Mi sveglio con il cielo azzurro che mi sorride dalla finestra, in una giornata che era stata promessa piovosa. E lo prendo subito come un regalo.

Fuori dalla porta di quello che può dirsi il peggior affittacamere della storia (Taj Mahal, Muresenilor) mi appare una Brasov baciata dalla luce del primo mattino. Bella, lucente, sembra si sia fatta bella per me.

Brasov è piena di case di tutti i colori, librerie, chiese, pasticcerie. Ai lati della strada viene ammassata la neve e se non si sta attenti, scivolare camminando sul ghiaccio è un attimo.

Molte persone passano da qui, rendendola più animata delle vicine località. Si tratta di un vero e proprio snodo, ideale come base per visitare la Transilvania e le vicinissime Rasnov, Bran e Peles.


Il nome è influenza ungherese, e non la sola da queste parti.

Sulla montagna svetta la vecchia Cittadella, raggiungibile a piedi attraverso il bosco o con la funicolare.

È circondata da mura costruite nel XV secolo, alte 12 metri, lunghe 3 chilometri e con 7 bastioni, al cui interno troviamo la Chiesa Nera, la più grande chiesa gotica in Romania, la Strada Rope o Sforii, la via più stretta d’Europa che collega via Cerbului con via Poarta Schei, la Cattedrale di San Nicola e la bellissima Piazza del Municipio, o Piata Sfatului, circondata da strutture barocche e case mercantili con al centro il vecchio cuore amministrativo della città, oggi Museo di Storia.

➡️ altro su Brasov: Un perfetto caffè a Brasov: da Croitoria de cafea

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Le mie prime 6 ore in Romania, prime impressioni a caldo raggiungendo la Transilvania

Italiani in procinto di partire per la Romania, italiani che ci sono già stati… parlo a voi, e a chi attraverso le mie parole sforzerà l’immaginazione e si farà due risate…

Queste le prime impressioni a caldo, magari un po’ ironiche, derivate dalle ‘disavventure’ incontrate sulla strada per la Transilvania, terra affascinante, che domani spero mi si ripresenti nella sua veste migliore!


Cosa mi hanno insegnato le prime sei ore qui…

– In Romania hanno enormi stradoni. Bui. Si viaggia a lampioni spenti qui. Senza divisori fra i due sensi di marcia. E la gente attraversa correndo senza l’ombra di una striscia e senza avvisare.

– Tutte le strade portano a Bucarest, oppure stai arrivando da lì.

– È tutto buio. E non parlo delle steppe e delle foreste, che qui vanno per la maggiore, ma delle case. Una decina sparpagliate qui e lì. Da una prima impressione si potrebbe quasi immaginare che i rumeni dormano in benzinai, motel e mangino rigorosamente a casa… questione da verificare. Se non altro perché ho una fame da lupo. E lupo ululà, castello ululì, che poi è dove stiamo andando: a Brasov, a casa del Conte Vlad.


– Passano in radio PERDONO di TIZIANO FERRO, che non sentivo dall’estate dell’anno che fu, ed Enrique Iglesias IN INGLESE, che dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. Non si può sentire ‘i wanna be CON TIGO’, dai, per piacere.

– Passano in radio Enrique anche in spagnolo, e poi George Michael e Albano. Sì, Albano! Per cui sei in una tavola calda rumena e senti: ‘Felicitàaa è un bicchiere di vino con un panino la felicitàaaa’. E fai finta di essere russo.

– Mangiano polenta immersa in panna acida ed un formaggio tipo ricotta, formaggio impanato e fritto, fegato, pastrami di pecora. E per quel che ho visto la loro pasticceria riscuote la mia simpatia fino ad un certo punto, ma gli voglio dare ancora delle possibilità…


– Le strade perpendicolari alle principali, ampie e sempre illuminate, sono una sorta di corti che di notte sono scarsamente (o poco e punto) illuminate. Qui Dario Argento starebbe da Dio, ecco.

– Yelp non c’è in Transilvania.

– Per raggiungere Brasov da Bucarest ci vogliono circa due ore e mezza.

– Brasov si porta in tasca importanti influenze ungheresi, che a dire la verità riverberano un po’ in tutta la Romania. Eredità di anni di insediamenti.

– Un sacco di neve. Un sacco di ristorazione italiana o italianeggiante.

– Se dall’aereo all’atterraggio la prima impressione scaturita da quel paesaggio brullo era stata ‘potrebbe andare peggio, potrebbe piovere’, quella una volta on the road sarà senza dubbio ‘ed è subito anni 60’.

Osservazioni sparse. Ragazzi, domani è un altro giorno, e la luce farà chiarezza!

 

➡️ altro su Brasnov: Una domenica mattina a Brasov, il cuore della Transilvania

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