Cliff House: la casa sull’abisso.

Ci vuole coraggio per abitare in una casa del genere.

Un appartamento «estremo» di cinque piani, per alcuni versi simile a quello di Tony Stark in Iron Man, che si aggrappa al lato di una scogliera.

Vi presento Cliff House. L’ideatore è stato uno studio di architettura e design australiano Modscape, che ha pensato ad una casa molto particolare per la coppia formata da Emma e David, proprietaria di un fazzoletto di terra sulla costa di Victoria in Australia.

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La casa è stata pensata come una naturale estensione della scogliera piuttosto che come un’aggiunta al paesaggio, creando un collegamento con l’oceano al di sotto.

Il concetto utilizza tecnologie di progettazione e di prefabbricazione modulare per offrire una serie di moduli sovrapposti che vengono ancorati nella roccia con perni in acciaio.

L’ingresso alla casa avviene attraverso un posto auto coperto al piano superiore, dove si trova un ascensore che collega verticalmente gli spazi abitativi sottostanti.

Internamente, gli spazi abitativi hanno uno stile molto minimal per garantire un’esperienza assoluta ed unica con il panorama che rimane il punto focale, parte integrante del design.

E voi, ve la sentireste di vivere sospesi nel vuoto?

Perché non fare dei Mondiali un’occasione per dare una casa a tante famiglie?

Finiti i Mondiali di Calcio in Brasile, adesso ci si trova a fare i conti con l’ingente quantità di soldi spesi – c’è chi parla di quasi 11 miliardi di euro –che ha portato con sé le violente proteste a cui abbiamo assistito tramite le immagini dei telegiornali.

Era davvero necessario impegnare tutti quei fondi per la Coppa del Mondo, quando sono migliaia le famiglie brasiliane costrette a vivere per strada? Era indispensabile spendere oltre 3 miliardi di euro per ammodernare stadi che adesso rischiano di rimanere deserti?

Gli interrogativi restano sospesi, ma nel frattempo gli architetti Axel de Stampa e Sylvain Macaux tentano una mediazione. E lo fanno con il progetto Casa Futebol, che propone l’installazione di appartamenti prefabbricati sulle facciate esterne degli stadi: se per molti uomini abitare in uno stadio era il sogno di una vita (nonchè l’incubo delle rispettive donne), stavolta sarebbe pericolosamente vicino ad avverarsi!

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Ogni modulo avrebbe una superficie di 105 metri quadrati e potrebbe integrarsi nelle strutture già esistenti di 12 impianti sportivi distribuiti in tutto il Paese, senza esorbitanti costi aggiuntivi. I ricavati degli incontri sportivi – suggeriscono gli architetti – potrebbero inoltre finanziare la manutenzione delle case e dell’impianto stesso.

Un’idea indubbiamente originale, che però ha già sollevato qualche obiezione. Una fra tutte, quella riguardante l’eccessiva metratura dei prefabbricati (le abitazioni che il Governo brasiliano offre alle famiglie più in difficoltà con il progetto Minha casa minha vida si aggirano intorno ai 35 metri quadrati).

Il sasso in ogni caso è stato lanciato: resta da vedere se qualcuno avrà davvero intenzione di raccoglierlo, se per una volta faremo l’interesse delle persone invece che soltanto quelli delle multinazionali. Per una volta potremmo trasformare lo spreco e l’inutilità in qualcosa di prezioso e concreto, riciclando questo enorme parco di divertimenti una tantum.

Per molte famiglie brasiliane, potrebbe essere in concreto l’opportunità di avere finalmente una casa in cui vivere.

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