Expanded Eye, far di se stessi un’opera d’arte

Il periodo di massimo splendore del cubismo era nei primi anni del ventesimo secolo, lo abbiamo letto tutti fra i banchi di scuola…

Sto forse cercando di propinarvi una noiosa visita al museo?

In barba ad ogni luogo comune sull’arte del passato, ci sono due persone che ancora oggi tengono vivi quegli ideali e li fanno rivivere usando la pelle come tela.

Avete capito bene, parliamo di tatuaggi cubisti!

Sempre più persone hanno un disegno sulla propria pelle (per non dire due, o tre), Jade Tomlinson e Kev James hanno dato vita al progetto Expanded Eye, e da Lisbona creano delle vere e proprie opere d’arte personalizzate.

Per farlo, pongono l’attenzione sulla storia di ognuno. Ed è così che i tatuaggi diventano unici ed intimi, disegnati su misura.

Passioni, scelte di vita, affetti… si dice che si porti tutto sulla nostra pelle, così questa frase assume un senso in più.

juliane_low_res600_2048Juliane Low – la lontananza da casa, una località di mare, e dalla famiglia

Se ci pensate, il tatuaggio nasce nelle culture proprio come un segno passaggio, un testimone della propria crescita personale o un modo di evidenziare una determinata caratteristica (forza, coraggio, senso della famiglia). I marinai si tatuavano ricordi di casa, o dei loro viaggi, e li consideravano dei porta fortuna.

A me piacciono davvero tanto, sarei curiosa di vedere cosa viene fuori dalle loro menti, il disegno che mi rappresenta… un modo curioso di specchiarsi in sé, no?

I due inglesi, nati come illustratori, oltre ad essersi reinventati come tatuatori vestono i panni di artisti a tutto tondo e dal sito propongono un giro fra i loro dipinti, le installazioni ed i lavori su ceramica.

Dalla sezione blog inoltre potrete restare sempre informati sui loro spostamenti e non perdervi nessuna grandiosa novità.

➡️ Voglio saperne di più!

Addio Talus Taylor

Il 19 febbraio scorso, è morto a Parigi il co-inventore e disegnatore, insieme alla moglie Annette Tison, della serie a fumetti ‘i Barbapapà’.

Di Talus Taylor si sa poco: nato a San Francisco era docente di matematica e biologia.

‘Leggenda’ vuole che quando Annette e Talus fecero vedere i primi disegni alla nipotina, lei iniziò a interpretarli a modo suo. Ed è allora che Barbapapà divenne capace di cambiare aspetto.

Il secondo passo fu il nome, frutto di un’incomprensione linguistica. Storpiatura dello stesso Taylor di «barbe a’ papa», zucchero filato in francese. Perfetto perché pieno di «p» e «b», che assieme alla «m» sono le consonanti che i bambini di tutto il mondo pronunciano per prime.

La famiglia è composta da Barbapapà e Barbamamma era da sette barbabebé: Barbabella (viola), Barbaforte (rosso), Barbalalla (verde), Barbabarba (nero come la madre e peloso), Barbottina (arancione), Barbazoo (giallo), Barbabravo (blu).

AF. FAIRIES OFFSET PLACEMAT

I dieci volumetti delle storie di Barbapapà hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in oltre trenta lingue. La serie animata anche ha avuto un successo mondiale: venne realizzata anche in Giappone nel 1974 per un totale di 45 episodi di cinque minuti ognuno. In Italia la serie venne trasmessa da RaiDue, a partire dal 13 gennaio 1976, la sigla era cantata da Roberto Vecchioni.

Venne realizzato anche un lungometraggio animato: ‘Le avventure di Barbapapà’, del 1973, che raccoglie e riassume il contenuto dei primi quattro albi a fumetti pubblicati sino ad allora. Per quanto indirizzate ad un pubblico infantile, le vicende affrontano temi complessi come quelli della diversità e dell’ecologia.

Barbapapà nasce spuntando dal sottosuolo del giardino di una normale casa di provincia. L’arrivo di questo essere alto quanto la loro casa spaventa non poco gli adulti che vi risiedono. Tutt’altra reazione hanno invece i due bambini che vi abitano, Francesco e Carlotta (in originale François e Claudine), che diventeranno i primi amici di Barbapapà. Dal canto suo il curioso essere sarà per loro uno speciale compagno di giochi: caratteristica principale di Barbapapà è infatti quella di modellare a suo piacimento il proprio corpo, assumendo la forma della cosa o dell’animale più indicato per risolvere una situazione. La trasformazione è sempre accompagnata dalla frase che diventerà il vero e proprio tormentone della serie: “Resta di stucco, è un barbatrucco”!

Barbapapà all’inizio è un emarginato, vittima della diffidenza della società degli adulti, che spesso lo allontanano intimoriti dal suo aspetto inedito e dalle sue dimensioni colossali, anche se nel corso del tempo, la sua versatile peculiarità che gli permette le trasformazioni più disparate, si rivelerà essere preziosa per sbrogliare problemi, salvare vite umane, riacciuffare gli animali fuggiti da uno zoo e tanto altro ancora.

Guadagnatasi la fiducia del mondo in cui vive, il secondo grave problema che gli si prospetta è quello della solitudine: egli infatti è l’unico essere della sua specie che si conosca. Con l’aiuto degli inseparabili amici Francesco e Carlotta, Barbapapà parte per uno stralunato e poetico viaggio alla ricerca di una “Barbamamma”. Incastrato dentro una piccola roulotte trainata dalla bicicletta dei due amici, Barbapapà tocca i principali paesi del mondo. La ricerca si conclude felicemente proprio nella casa dei due bambini: dallo stesso giardino da cui un giorno è misteriosamente spuntato lui, nasce infatti anche la Barbamamma (in francese “Barbamama”), dalle forme più aggraziate, più “femminili”, di colore nero alla quale Barbapapà dona subito un mazzetto di fiori rossi i quali comporranno la vezzosa coroncina che la Barbamamma porta sul capo.

Javier Perez, l’arte in tutto

Conoscete già Javier Perez?

No? Forse l’avete sentito come Cintascotch.

Nato su Instagram, con le sue idee geniali che prende spunto dal quotidiano e dal particolare per raccontare vere e proprie storie in un immagine.

Perez, seguito da 130.000 persone, sostiene quanto sia importante dare spazio all’arte ogni giorno a prescindere dalle nostre capacità.

Che dire, io l’ho adorato a primo sguardo!

L’albero delle lingue

Quando i linguisti parlano di relazioni tra le lingue utilizzano la metafora dell’albero.

Una discendenza molto anziana, per esempio il ceppo Indo-Europeo, si divide in due rami (europeo e Indo-iraniano) che si ramificano a loro volta (lingue Romanze, Germaniche, Slave) per poi fiorire nell lingue come l’italiano, inglese, tedesco, francese, e così via.

Di solito troviamo illustrazioni di alberi semplici, ma quello realizzato da Minna Sundberg, la creatrice del webcomic Stand Still. Stay Silent è a dir poco meraviglioso.

Eccolo qua!

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Quando si dice… lasciarsi avvolgere dalla letteratura

Proprio vero, tutte le novità prima o poi sembrano passano per Londra. Ne è uno dei tanti esempi l’iniziativa della National Literary Trust delle ‘panchine letterarie’ partita questa estate.

Per invogliare soprattutto i giovani a prendere in mano un libro, l’associazione, supportata da Kate Middleton, ha deciso di permettere agli artisti di dipingere le panchine ispirandosi ai libri più amati.
Il successo è stato travolgente e oggi 7 ottobre le panchine vengono messe all’asta per raccogliere fondi a favore del Trust perché possa inaugurare nuovi progetti legati alla lettura.
Vediamone alcune!
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Peter Pan
Autore: J. M. Barrie
Artista: Sian Storey 
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Sherlock Holmes
Autore: Sir Arthur Conan Doyle
Artista: Valerie Osment
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L’opera di Shakespeare
Autore: William Shakespeare
Artista: Lucy Dalzell
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Libro: Stormbreaker – The Graphic Novel
Autore: Anthony Horowitz
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A Bear Called Paddington
Autore: Michael Bond
Artista: Michelle Heron
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Alice nel paese delle meraviglie
Autore: Lewis Carroll
Artista: Ralph Steadman