Come cambiare la vostra vita in fabulous

Quante volte vi è capitato di dire: adesso basta, da domani faccio qualcosa per me. Devo fare di più per me, me lo merito. Devo smettere di fumare, bere troppi caffè, devo bere più acqua, svegliarmi ad un’ora decente, iniziare a fare esercizio fisico, imparare a meditare…

Da domani la mia vita cambia! E poi non cambia. Presi in altre cose i buoni propositi passano subito in secondo piano, o durano un giorno o due appena. Allora qualche giorno dopo il fallimento, c’è da dirlo, annunciato date le premesse, ci ripensate e frustrati ripartite da capo con i buoni propositi: non ci posso credere di essere stato così debole, da lunedì, dalla prossima settimana, dal mese prossimo, da settembre…

E se vi dicessi che esiste un’app perfetta che accompagnerà per mano la vostra forza di volontà, che aiuterà la vostra determinazione, che finalmente renderà possibile il cambiamento che volevate fino a che dai primi passi incerti camminerete sicuri sulle vostre gambe?

Ebbene sì, dei santi sviluppatori hanno creato Fabulous.

Fabulous, veramente.

Si tratta di un’applicazione di self-care, per il benessere personale, piuttosto facile da utilizzare ed estremamente gentile.

Una volta scaricata, ti accoglie con un’interfaccia colorata ed estremamente semplice. Ti chiede che aspetto della tua vita vorresti migliorare con poche domande dritte allo scopo e ti guida a prefiggerti una sfida alla volta, zero sovraccarichi.

Obiettivi semplici, alert che ti aiutano a portarli fino a fondo nei tempi che insieme avete stabilito ed il più completo supporto in caso di fallimento: in fondo non occorre buttarsi giù, l’importante è andare avanti, così si cresce.

Volete migliorare la qualità del vostro sonno, il vostro stile di vita, la vostra consapevolezza di voi…? Avete trovato la giusto supporto.

Fabulous vi offre nuovi spunti di miglioramento e prospettive, e se vi fa piacere vi aiuta a condividere le vostre esperienze. È tutto alla vostra misura e tutto alla vostra portata.

Da provare!

A marina di Pietrasanta nella pancia del mare

Come spendete le vostre energie? Quando vi accadono le cose preferite lamentarvi, arrabbiarvi, accettarle…?

Io sono sempre stata dell’odiosa idea che se la vita ti da dei limoni, tanto vale farne una limonata. O semmai fornirsi di tequila e sale, dipende un po’ dal momento.

Un’idea sempre geniale per me è il mare. Di fronte al mare tutto diventa sempre più semplice, e bello, e lucente… e salato, sì.

A Marina di Pietrasanta per esempio c’è un bellissimo pontile, lungo lungo, che quando arrivi in fondo ti sembra di essere nella pancia del mare. Le onde passano al di sotto dei tuoi piedi, c’è chi pesca, se è giorno qualcuno che fa surf con un po’ di vento fortunato.

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Vi saluto con un mantra yoga, che fa sempre bene tenere presente

Il modo in cui gli altri ti trattano fa parte del loro cammino,

il modo in cui tu reagisci fa parte del tuo.

Comprendere meglio la serenità

Serenità.

Primario bisogno nella vita di tutti noi.

 

Tutti noi abbiamo il serio bisogno e sacrosanto diritto di stare bene.
Di staccare la spina e riposare.

Di ridere di gusto.

Amare a dismisura.

Godere della luce, del profumo che arriva dalla cucina, del rumore del mare o di uno di quegli abbracci che ti entra dentro.

 

Per fortuna, la vita è tutta una scoperta, e per chi ha occhi per vedere basta guardare poco più in la.

 

Oggi mi sono fatta un regalo e sono stata al Silathai, un centro massaggi di Firenze. Ho lasciato fuori tutte le ansie, le paure, tutto quello che mi comprimeva, mi opprimeva e mi ottenebrava. Purtroppo ne ero intrisa, è un periodo un po’ così. Ho lasciato andare la mente e mi sono ricongiunta a me, in questo corpicino di luce che mi ritrovo. Mi sono lasciata guidare verso un pomeriggio migliore e quando sono uscita, grata ed in pace, sono andata a prendermi un gelato per guardare la luce che si riflettava sul fiume.

La cosa più bella è che la mia mente era pervasa dalla sensazione che non mi mancasse niente, connessa fin nel profondo a tutto quello che più amo e libera.

Bisogna saper riconoscere quando fare un giro su se stessi, la terra dopotutto lo fa ogni giorno.

 

 

Se oggi seren non è,
domani seren sarà,
se non sarà seren
si rasserenerà.

Pronti per bilanci e nuovi propositi?

Scavallare un anno porta sempre a bilanci e contro deduzioni, pesi e misure, come al riconoscimento automatico del termine effettivo di qualcosa e all’inizio di qualcos’altro, un nuovo recipiente di giorni con una fine lontana e tuttavia affrontabile, giusto un po’ più avanti.

Su questo tema ultimamente ho letto uno studio interessante realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa e guidato dal Prof. Pietro Pietrini, che ha dimostrato che la rappresentazione e l’organizzazione dei concetti di evento nel cervello umano sono connesse con la proprietà degli eventi di essere provvisti di un punto finale.

La ricerca pisana dimostra come il cervello umano distingua implicitamente gli eventi telici (morire, arrivare..), che comportano uno stato finale, dagli eventi atelici (camminare, parlare..), senza fine o mutamento di stato. In particolare si è notato che il giro medio temporale sinistro (left MTG), un’area cerebrale associata alla rappresentazione degli eventi e al processamento dei verbi, risponde preferibilmente alla categoria telico.

Il nostro cervello misura confini, si organizza, muta e comunica grazie a questi confini.

Ad oggi le particolarità dei nostri meccanismi mentali ed il riconoscimento della morte sono le caratteristiche che principalmente ci differenziano dagli altri esseri viventi.

Buon bilancio a tutti voi

Danimarca: come ti insegno l’empatia a scuola

Empatia

dal greco εμπαθεία, en- dentro, e pathos, sentimento

con questo termine, coniato da Robert Vischer, ci affacciamo alla ‘scienza del cuore’.

Vischer concepì la capacità di sentir dentro e di con-sentire, ossia di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo. Rappresenta la straordinaria capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo. E, in verso opposto, di percepirli.

Nel corso degli anni l’argomento sarà trattato da vari punti di vista da grandi nomi del panorama della psicologia e della filosofia, come Lipps, Stein, Freud, Rogers, Rosenberg. L’empatia come fenomeno da osservare, come capacità da sviluppare o innata in noi, come risorsa o limite…

Uno studio dell’Università del Michigan, svolto su circa 14 mila studenti universitari ha evidenziato come i ragazzi di oggi siano circa il 40% meno empatici rispetto agli universitari degli anni ’80 e ’90, con un considerevole aumento di disturbi mentali e depressione. Alcuni credono che questo dipenda dal fatto che la società sia diventata molto più narcisistica di quanto non lo fosse 30 anni fa.

Ma se dalle nostre parti non sembra esserci soluzione al problema, se non la rassegnazione verso un sempre maggiore livello di cinismo e distanza fra le persone, così non la vedono nella terra con gli abitanti più felici del mondo – probabilmente non a caso – stando al World happiness report 2016: la Danimarca.

Ci sarà del marcio, ma perché non cercare di risolverlo insegnando un’ora di empatia la settimana a scuola? Fascia d’età flat, dai 6 ai 16 anni si può sempre imparare un po’ più di umanità. Durante la Klassens Tid, l’ora di classe, ciascuno può parlare dei suoi problemi personali o di gruppo, senza essere giudicato o essere centro di scherzi, ma anzi nel pieno rispetto degli altri che ascoltano mangiando un pezzo di torta preparato da loro. La creazione di un ambiente accogliente dove tutti si sentano a proprio agio è il punto cardine: solo così ognuno può sentirsi libero di esprimersi, pensare e condividere.

Non mi stupisce che sia considerato il paese più felice, se la considerazione dell’essere umano è questa! Un’offerta formativa davvero interessante, dove finalmente qualcuno ha capito che dietro ai numeri e alle classifiche ci sono degli individui, con dei sentimenti, capacità ed intelligenze diverse.
Dovremmo tutti imparare dal loro esempio, giustamente ‘calarci nei loro panni’, comprendere come questo sentire rappresenti una risorsa e partire dai più piccoli, dal ‘fin da subito’. Non aspettare di essere grandi, fossilizzati e dover sradicare convinzioni rafferme a picconate, con conseguente dolore e spaesamento.
Siamo tutti bravi a cercare di salvarci da grandi, ad un passo dall”ormai non possiamo farci più niente’. Tutti chiusi, anche se in cerca di qualcos’altro che sfugge. Sarebbe meglio capire di fermarsi prima, guardare gli altri negli occhi per un’ora e scoprire così di essere più vicini anche a noi.

Considererò l’idea di mandare i miei figli a scuola in Danimarca… con qualche cambio sui mezzi giusti dovrei farcela svegliandomi alle… 3, tutte le mattine. Confido che la mobilità faccia passi da gigante!

 

21 giorni di meditazione Deepack chopra

Che feeling avete con la meditazione?

Deepack Chopra dal 6 febbraio inizia un ciclo gratuito di 21 giorni, che potete seguire liberamente e gratuitamente, anche ricevendo gli esercizi guidati ‘a domicilio’ sul vostro cellulare.

Innanzitutto, sapete chi è Deepack Chopra? Uno scrittore, ma prima ancora un professore, uno studioso, un filosofo, una personalità carismatica che si è fatta tante domande nella sua vita, e ha provato anche a darsi qualche risposta.

Un premio nobel. Per la fisica, addirittura, per la sua personale interpretazione della fisica quantistica, e per il suo modo di applicarla alla vita pratica.

Un ricercatore nell’ambito della meditazione e dell’equilibrio personale, che si è mosso tanto nell’ambito della meditazione trascendentale e nei meccanismi psicologici ed emotivi che ci spingono a girare su noi stessi, per trovare le chiavi che ognuno di noi ha dentro di sé per liberarsi.

Vi pare poco?

Parliamo di un personaggio che io apprezzo particolarmente, e che riesce sempre a risvegliare il mio interesse, pur rimanendo sempre sul ciglio della porta e facendo capolino in punta di piedi. Non una presenza entrante, morbosa, come tanti suoi ‘colleghi’. Un ricercatore innanzitutto per sé stesso, forse per questo mi fa così tanta simpatia.

In anni di studio, Deepack Chopra ha avuto modo di trattare vari temi, e vi parlerò volentieri di alcune delle strade che ha provato ad intraprendere prossimamente.

Intanto, un po’ come quando Lilli spinge la polpetta verso il Vagabondo nel film della Disney, spingo verso di voi queste perle di calma e pace, che tanto male non possono mai fare.

Innanzitutto, sul  sito, troviamo scritto:

” Che cosa desideri in questo momento?
Ogni cellula del tuo corpo desidera sopravvivere e prosperare

cercando il nutrimento che necessita.

Il tuo cuore vuole battere, i tuoi polmoni respirare, il tuo sangue fluire nelle vene.

Questo è il circolo della vita , che si alimenta grazie al desiderio.
In questa nuova esperienza dei 21 Giorni di Meditazione con Deepak Chopra

L’Arte del Desiderio, impara l’arte di realizzare i tuoi desideri

usando la tua piena consapevolezza.
Deepak ti guiderà verso tutto l’amore, il successo e la felicità che desideri

per te stesso e per gli altri. La chiave risiede nel sapere chiudere il cerchio del desiderio

così che la tua intenzione interiore ti conduca ad un risultato esteriore.     “

Già la partenza mi pare qualcosa di bellissimo.

Io ho scaricato l’app, e non vedo l’ora di scoprire qualche piccolo regalo che mi aiuti a spostare il punto di attenzione ed arieggiare l’ambiente… è un po’ come mettere fiori freschi in una stanza, per me.

Il mio consiglio, comunque, al di là del metodo, del modo, del quando, del come e del perchè, è: meravigliatevi. Meravigliatevi sempre, continuamente. Come vi pare.

Ricercate la luce.

Feeling blue? È il blue monday!

Come vi sentite? Tutto a posto? Se così non fosse, non preoccupatevi: oggi è il blue monday!

Il Blue Monday cade il terzo lunedì di gennaio, e sembrerebbe essere il giorno più triste dell’anno. 

È una tradizione tutta inglese, che nasce da un complesso calcolo matematico attribuito nei primi anni 2000 a Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff.
La sua equazione prende in considerazione diverse variabili: il meteo, i debiti accumulati con il Natale, il salario mensile, il tempo che ci separa dalle prossime festività, il tempo trascorso da quando ci siamo resi conto che i buoni propositi di inizio anno sono falliti, il calo delle motivazioni, la necessità di darsi da fare…

Risultato? Riflessioni, ansia… tristezza.

In effetti, non che oggi io mi senta tanto bene. Ho una strana malinconia addosso…

Cosa succede quando ci si innamora? Adesso te lo dice una scansione… al cervello!

Dove risiede l’amore?
Inutile parlamentare, chiunque interpelliate vi risponderà a colpo sicuro: nel cuore!
Eppure pare che per misurarlo vada cercato un po’ più su, passato il collo, superata la bocca ed in prossimità degli occhi… avete capito bene: nel cervello!


Fermiamoci un attimo.
Quella tempesta emozionale, le azioni e reazioni impazzite, la mancanza di concentrazione, le farfalle nello stomaco, il tremore delle gambe o della voce, l’orribile sensazione di quando ti manca l’aria…
L’amore. L’innamoramento. Il batticuore.
… la definireste una questione di testa?
Un pool di scienziati cinesi
della University od Technology di Heifei l’ha fatto. Si è provata (e ha scattato pure delle foto durante il tour! 😂 Trovate la pubblicazione sulla rivista scientifica Frontiers in Human Neuroscience).

Ma vediamo come.
Sono stati presi in esame 100 soggetti per elaborare una vera e propria mappa dei cambiamenti che subisce il nostro cervello quando si innamora.
Le persone in questione appartenevano a tre differenti ‘status’: gli innamorati, gli appena usciti da una relazione e quelli che dichiaravano di non essere mai stati innamorati.

Il ‘termometro’ è stato un imaging a risonanza magnetica, che misura l’attività cerebrale rivelando i cambiamenti nel flusso sanguigno nelle diverse aree del cervello.
Ai soggetti è stato chiesto di osservare la foto del proprio partner, attuale o passato e grazie ai cambiamenti osservati, sono state isolate le zone dell’encefalo collegate all’amore.


Ta daaan!!
Ben dodici le aree che hanno risposto agli stimoli delle fotografie
(tradizionalmente coinvolte quando si parla di ricompense, motivazioni, emozioni e convenzioni sociali), mentre una zona del cervello – detta nucleo caudato – è risultata essere quella legata al termine di una storia d’amore.

”La nostra ricerca dimostra per la prima volta l’esistenza di alterazioni del flusso sanguigno in determinate zone del cervello causate dall’amore, questi risultati ci permettono di gettare una nuova luce sull’amore romantico. Sarà possibile, tramite una risonanza, testare la presenza o meno dell’amore nel cervello” ha commentato il Professor Xiaochu Zhang, direttore della ricerca, sulle pagine dell’Indipendent.

Affabulatori di tutto il mondo, tremate! Da oggi non c’è più scampo: una risonanza magnetica sarà in grado di rivelare se dietro quel “ti amo” si nasconde davvero il sentimento!
Inquietante?
Incredibile?
Affidabile?
Finalmente si potrà fare luce sul legame tra testa e cuore, esultano gli studiosi.
Gli innamorati già se lo sentivano. ✨💕

Perché riascoltare la nostra voce registrata ci imbarazza così tanto?

Scommetto che la prima volta che hai riascoltato la tua voce registrata la reazione è stata di imbarazzo. Magari hai pensato che quel particolare effetto lo facesse solo a te, ma in realtà non è così. Capita a tutti.

 Quando la riascoltiamo ci può apparire più nasale o a volte infantile, ma sempre e comunque estranea. Ci sono due ragioni, una riguarda l’acustica, l’altra la psicologia.

donna-specchio

Procediamo con ordine. Abbiamo sostanzialmente due modi di ascoltare una voce.

Il primo è per conduzione aerea, attraverso l’aria. Le voci di chi ci circonda raggiungono il nostro orecchio esterno, facendo vibrare i timpani. Queste vibrazioni sono lette dal nostro cervello come precisi suoni.

Ovviamente tra le voci che recepiamo attraverso l’aria, c’è anche la nostra voce registrata.

Il secondo modo di ascoltare una voce è dall’interno. Quando cioè siamo noi a parlare. Il suono non attraversa soltanto l’aria, ma anche le ossa del cranio e i tessuti come ad esempio la laringe.

La nostra voce, quando parliamo, è influenzata da tantissimi fattori come se fosse un’orchestra. Oltre a quelli sopracitati dobbiamo aggiungere anche le vibrazioni delle corde vocali ad esempio. Il suono quindi è compromesso da una serie di ostacoli che ne modificano la percezione.

Una delle impressioni più comuni quando si risente la propria voce è quella di non riconoscerla perché la “nostra” ci sembra più profonda. La risposta risiede nelle onde sonore che a seconda del mezzo attraverso il quale vengono trasmesse, assumono frequenze diverse. Così un mezzo solido, come il corpo, trasmetterà delle frequenze più basse rispetto al mezzo aereo.

Ma perché ci imbarazza? Perché subentra un fattore psicologico decisivo: quello di non riconoscersi. La percezione del nostro “” è fondamentale per il contatto con il mondo: più è familiare più ci sentiamo a nostro agio. Sentire una voce diversa, prima di tutto, ci confonde e reagiamo con l’arma di difesa più naturale: l’imbarazzo. Proprio come succede quando riguardando una foto non ci piacciamo e non ci riconosciamo.

Bruner: evoluzione umana, cultura, trasmissione

Come tutti gli esseri viventi, l’uomo trascorre la sua esistenza in un ambiente naturale retto da leggi fisiche e biologiche che lo coinvolgono direttamente. Ma, a differenza degli animali, organizza anche un ambiente culturale, capace di piegare la natura ai suoi bisogni controllandola e modificandola.

Questa capacità secondo lo psicologo americano Jerome S. Bruner dipende da specifiche caratteristiche che contraddistinguomo l’uomo, nello specifico la costruzione di strumenti, il linguaggio, l’organizzazione sociale, la prolungata infanzia e il bisogno umano di spiegare la realtà. Attraverso questi mezzi gli uomini hanno sviluppato ciò che gli antropologi chiamano cultura.

Cos’è la cultura? L’insieme di valori, norme, modelli, comportamenti, simboli, strumenti… che caratterizzano ciascuna società umana.

La cultura domina così l’esperienza di ogni essere umano. Tuttavia, non è iscritta nel codice genetico: per essere conservata, deve essere trasmessa ed ogni membro della società può farla propria, rielaborarla, utilizzarla.

Dalla necessità di trasmissione nascono poi rispettivamente l’istruzione e l’educazione, l’una riferita specificatamente alla conservazione di nozioni, l’altra ad una più vasta sollecitazione della formazione di una personalità.

Ma andiamo al bello. Il fulcro del pensiero di Bruner lo troviamo però quando si comincia a parlare di paradosso ostretico. Di che si tratta? Con l’evoluzione e l’aumento della forza nella cintura pelvica si è verificata una graduale chiusura del canale natale, mentre invece con l’evoluzione culturale si osservò un aumento delle dimensioni del cervello e della scatola cranica che lo contiene. Il contrasto è evidente: la nostra linea evolutiva premia individui con il cervello sempre più grosso e canali natali sempre più stretti.

La domanda sorge spontanea: come sarà possibile continuare a nascere?

La risposta sembra arrivare da un equilibrio che il cervello umano ha raggiunto spontaneamente: l’infante umano mantiene un’immaturità cerebrale che non solo permette al neonato di passare dal canale natale, ma assicura un’infanzia prolungata, durante la quale possono con più facilità essere trasmessa la nostra cultura.

Le osservazioni di Bruner lo portano a notare che gli esseri umani sembrano essersi evoluti non solo nella direzione del bipedismo, dell’uso degli strumenti, di una maggiore capacità di elaborare informazioni sensoriali, ma anche in una vera e propria immaturità cerebrale permanente. Tanto che il cervello umano assomiglia sotto certi aspetti più al cervello fetale del gorilla che al cervello adulto di quello stesso primate.

L’uomo è dunque l’essere che cresce tutta la vita. Con un cervello incompleto e plastico per conformazione, geneticamente incompleto ed irrisolto, sempre alla ricerca di completezza.

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