Overshoot Day, il Pianeta si sta esaurendo?

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Mai come quest’anno è arrivato così presto, l’Earth Overshoot Day. Dal 20 agosto la Terra è in riserva, nel senso che tutte le risorse consumate dall’umanità dopo il 19 agosto superano le capacità rigenerative del pianeta, in base ai calcoli del Global Footprint Network. L’anno scorso la data fatidica del superamento è caduta il 20 agosto, ma nel 2000 cadde il 1° ottobre e man mano che la data arretra, il nostro deficit ambientale aumenta.

Una «montatura pubblicitaria» poco seria
«Grazie» alla crisi

Grazie alla crisi, dal 2008 la progressione è stata meno rapida, ma resta il fatto che secondo il centro studi fondato da Mathis Wackernagel l’umanità quest’anno ha consumato in meno di otto mesi tutte le risorse a disposizione per l’anno in corso, il che significa che ormai ci vorrebbe circa un pianeta e mezzo per soddisfare la nostra domanda di materie prime non rinnovabili. Il guru dell’impronta ambientale, però, stavolta deve vedersela con uno studio critico pubblicato da un suo vicino di casa su una rivista scientifica importante, PLoS Biology.

In ogni caso però l’umanità dovrebbe riorientare i suoi consumi verso le risorse rinnovabili
La critica

Ted Nordhaus, l’eco-pragmatista che ha firmato lo studio insieme a Michael Shellenberger, è il presidente del Breakthrough Insitute, un altro centro studi domiciliato a Oakland, nella Bay Area, a pochi isolati di distanza dal Global Footprint Network. I due contestano il metodo con cui Wackernagel arriva a fissare ogni anno la data dell’Earth Overshoot Day, che considerano una montatura pubblicitaria poco seria, pur riconoscendo il fatto evidente che l’umanità dovrebbe riorientare i suoi consumi verso le risorse rinnovabili. In particolare, lo studio se la prende con le modalità di calcolo utilizzate per definire il deficit di risorse ambientali.

Alcuni problemi con le modalità di calcolo utilizzate per definire il deficit di risorse ambientali
I conti

L’analisi del Global Footprint Network, a grandi linee, cerca di confrontare la nostra domanda di risorse biologiche, come il cibo, il legname e le fibre, con la biocapacità del pianeta, cioè la sua capacità di rinnovare queste risorse. Per farlo, misura le risorse disponibili come campi e pascoli, foreste e zone di pesca, confrontandoli con la domanda imposta dagli appetiti dell’umanità, e conclude che la Terra ha una biocapacità di 12 miliardi di ettari, contro una domanda equivalente a 18 miliardi di ettari. Di conseguenza, la nostra impronta ambientale è del 50% troppo elevata. Ma scavando dentro i numeri emergono rapidamente alcuni problemi.

Bilancio e deficit

Dal capitolo campi e pascoli, ad esempio, risulta un sostanziale equilibrio fra i terreni agricoli esistenti e la terra disponibile. Non potrebbe essere altrimenti, del resto: basta osservare la realtà. Ma nello studio non si fa cenno ai gravi danni ambientali causati al territorio dal modo in cui questo viene utilizzato, all’erosione del terreno fertile e all’abuso delle risorse idriche. Wackernagel sostiene che inserire nei suoi calcoli i danni ambientali al territorio sarebbe troppo complicato, perché non esistono dati sufficientemente affidabili. Lo stesso procedimento è applicato per le foreste e le zone di pesca, che in base ai calcoli del Global Footprint Network appaiono addirittura in surplus. La deforestazione in alcune aree della Terra, infatti, è ampiamente compensata dalla riforestazione sempre più estesa in altre aree, mentre la naturale rigenerazione delle riserve di pesca, in base ai dati dell’Onu, è ben superiore allo sfruttamento. E quindi? Da dove spunta l’enorme deficit ambientale dell’umanità? Solo ed esclusivamente da una voce: le emissioni di anidride carbonica.

La CO2 non può avere tutta la «colpa»

In base ai calcoli di Wackernagel, questo è l’unico capitolo nero nell’impronta ambientale dell’umanità e causa un’uscita equivalente a 8 miliardi di ettari su una spesa globale di 18 miliardi. In pratica, fa notare Nordhaus, tutto il rosso dell’umanità si riduce al nostro eccesso di emissioni di anidride carbonica. Ma c’era bisogno di questo complicato esercizio matematico per arrivare a una conclusione così banale? L’eccesso di emissioni viene già ampiamente conteggiato e tradotto in gradi di riscaldamento del pianeta, derivati dall’effetto serra. Che bisogno c’era di un’altra misura? Wackernagel risponde a Fred Pearce, su New Scientist, che «il nostro deficit ambientale è la combinazione di tutti i consumi, confrontati con una limitata biocapacità del pianeta». È vero, ammette Pearce. Ma le accuse all’Earth Overshoot Day di essere solo una montatura pubblicitaria lasciano un’impronta indelebile sull’immagine del Global Footprint Network.

Fonte: Elena Comelli, Il corriere della sera