AAA cercasi api disperatamente

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Filament.io 0 Flares ×

Se le api dovessero scomparire, al genere umano resterebbero cinque anni di vita, non so se fu Einstein a dirlo ma di certo chiunque l’abbia detto sapeva molto bene quanto questo insetto sia fondamentale per l’ambiente e per l’uomo.

Intanto non si ha alcuna certezza sulle cause, se non che con molta probabilità sia un insieme di elementi che sta favorendo la scomparsa delle api: insetticidi, fitofarmaci, ogm, inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici repentini, scarsità d’acqua, elettromagnetismo. Tutti elementi che riconducono in gran parte al nostro scellerato modo di vivere e alla convinzione che con la parola “scienza” tutto sia giustificato, anche se questa “scienza” si è da tempo piegata ai poteri forti, alle multinazionali che dettano le vere regole sociali ed economiche.

Ma perché le api sono così importanti? E’ presto detto: il loro compito principale è quello di effettuare l’impollinazione passando da un fiore all’altro; senza di loro spariranno la maggior parte dei vegetali e dei frutti, necessari al sostentamento di tutti. Ma non finisce qui, lo sappiamo bene, perché senza vegetali, senza grano, avena, trifogli, erba medica si crea il problema per gli animali che se ne nutrono, che, senza fare i pessimisti, potrebbero finire col non avere più di che cibarsi, quindi problema per il latte, i formaggi, le uova, la carne. Insomma, dalla morìa di api si arriva alla crisi della catena alimentare.

Si tratta di un problema circoscritto? Non credo proprio. Il grande organismo vivente che è il nostro Pianeta sta accusando unitamente questo problema in ogni sua zona, a cominciare proprio da quei continenti così moderni e così all’avanguardia da non riuscire a salvaguardare la propria salute.

A tal proposito condivido con voi un comunicato stampa apparso su  Slow Food Italia in cui mi sono imbattuta oggi (lo trovate a fine post), e che secondo me espone efficentemente il problema, facendoci capire quanto ormai la morìa delle api dilaghi senza risparmiare nessuno.

Ricordatevi, quelli che non saranno risparmiati saremo noi.

E di questo potremo ringraziare solo la nostra stupidità, la mancanza di rispetto che tutti i giorni ci portiamo e portiamo al nostro benessere. Noi che viviamo pensando di essere invincibili, convinti che per vivere bene si debba raggiungere uno status sociale, comprare questo o quel cellulare, avere verdure perfette sulle nostre tavole, mangiare al MacDonald per avere l’Happy Meal, convinti che sia importante essere costantemente connessi con Facebook per essere vicini, convinti che essere in connessione fra di noi sia questo.

La scelta di mettere davanti al nostro benessere e alla vita reale, prima o poi costerà il prezzo della nostra estinzione. Perchè ci faceva simpaticamente notare Carlin in un famosissimo spettacolo: ‘Salvare il pianeta’ è molto relativo, il pianeta andrà probabilmente avanti senza di noi senza battere ciglio.

E’ stupido pensare di essere invincibili. Cerchiamo di fare meglio finchè ancora ci sono misure da prendere.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9b/Bienenkoenigin_43a.jpg

Fra le molteplici campagne a sostegno delle api, condivido quella di Greenpeace, e vi invito a farci un pensiero e magari ad informarvi se ancora non avevate fiutato il problema.

Vi lascio col comunicato stampa di Slow Food

Una piccola storia di disastro annunciato. La situazione delle api, negli Stati Uniti, è al capolinea. Durante l’inverno scorso oltre il 23% degli alveari è stato sterminato, e solo nella scorsa primavera se ne sono persi altri quattrocentomila. Ora Obama ha finanziato una Task Force che studi la situazione e verifichi la dannosità di alcuni prodotti chimici, pesticidi neonicotinoidi in primis. Le ricerche europee, evidentemente, non vengono ritenute attendibili.

“Finalmente” la moria delle api è diventata un problema economico, quindi l’amministrazione Usa interviene.

Il danno, per essere preso in considerazione, deve riguardare il portafoglio di qualcuno. Questo qualcuno, intendiamoci, non sono gli apicoltori, che evidentemente anche in Usa hanno uno status produttivo non particolarmente rilevante.

Sono piuttosto le società di capitale delle grandi monocolture del Paese, in particolare dei mandorleti della California.

Questo prodotto – a basso costo e di bassa qualità – ha invaso meno di vent’anni fa i mercati del mondo (incluso il nostro, che ne è stato devastato) per la sua semplicità di lavorazione. La mandorla californiana infatti ha dimensioni maggiori e un guscio più morbido.

Quest’ultima caratteristica, che la rende cara all’industria dolciaria, la rende anche particolarmente vulnerabile agli attacchi dei parassiti sicché viene abbondantemente irrorata di pesticidi.

Così le api muoiono, e i produttori di mandorle si ritrovano con i loro mandorleti senza impollinatori.

Riusciranno i nostri eroi a fare ricerca indipendente per dimostrare che la causa della moria di api sta nei trattamenti chimici dei prodotti agricoli?

Riusciranno gli altri eroi a creare normative di sostenibilità agricola conseguenti a risultanze scientifiche indipendenti?

In un Paese come gli Usa, in cui sia la ricerca che la programmazione agroalimentare sono in mano alle multinazionali che non solo finanziano le università, ma collaborano con il governo a scrivere i documenti di programmazione, le speranze sono deboli come un ronzio.

[ Cinzia Scaffidi c.scaffidi@slowfood.it ]