Addio Talus Taylor

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Il 19 febbraio scorso, è morto a Parigi il co-inventore e disegnatore, insieme alla moglie Annette Tison, della serie a fumetti ‘i Barbapapà’.

Di Talus Taylor si sa poco: nato a San Francisco era docente di matematica e biologia.

‘Leggenda’ vuole che quando Annette e Talus fecero vedere i primi disegni alla nipotina, lei iniziò a interpretarli a modo suo. Ed è allora che Barbapapà divenne capace di cambiare aspetto.

Il secondo passo fu il nome, frutto di un’incomprensione linguistica. Storpiatura dello stesso Taylor di «barbe a’ papa», zucchero filato in francese. Perfetto perché pieno di «p» e «b», che assieme alla «m» sono le consonanti che i bambini di tutto il mondo pronunciano per prime.

La famiglia è composta da Barbapapà e Barbamamma era da sette barbabebé: Barbabella (viola), Barbaforte (rosso), Barbalalla (verde), Barbabarba (nero come la madre e peloso), Barbottina (arancione), Barbazoo (giallo), Barbabravo (blu).

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I dieci volumetti delle storie di Barbapapà hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in oltre trenta lingue. La serie animata anche ha avuto un successo mondiale: venne realizzata anche in Giappone nel 1974 per un totale di 45 episodi di cinque minuti ognuno. In Italia la serie venne trasmessa da RaiDue, a partire dal 13 gennaio 1976, la sigla era cantata da Roberto Vecchioni.

Venne realizzato anche un lungometraggio animato: ‘Le avventure di Barbapapà’, del 1973, che raccoglie e riassume il contenuto dei primi quattro albi a fumetti pubblicati sino ad allora. Per quanto indirizzate ad un pubblico infantile, le vicende affrontano temi complessi come quelli della diversità e dell’ecologia.

Barbapapà nasce spuntando dal sottosuolo del giardino di una normale casa di provincia. L’arrivo di questo essere alto quanto la loro casa spaventa non poco gli adulti che vi risiedono. Tutt’altra reazione hanno invece i due bambini che vi abitano, Francesco e Carlotta (in originale François e Claudine), che diventeranno i primi amici di Barbapapà. Dal canto suo il curioso essere sarà per loro uno speciale compagno di giochi: caratteristica principale di Barbapapà è infatti quella di modellare a suo piacimento il proprio corpo, assumendo la forma della cosa o dell’animale più indicato per risolvere una situazione. La trasformazione è sempre accompagnata dalla frase che diventerà il vero e proprio tormentone della serie: “Resta di stucco, è un barbatrucco”!

Barbapapà all’inizio è un emarginato, vittima della diffidenza della società degli adulti, che spesso lo allontanano intimoriti dal suo aspetto inedito e dalle sue dimensioni colossali, anche se nel corso del tempo, la sua versatile peculiarità che gli permette le trasformazioni più disparate, si rivelerà essere preziosa per sbrogliare problemi, salvare vite umane, riacciuffare gli animali fuggiti da uno zoo e tanto altro ancora.

Guadagnatasi la fiducia del mondo in cui vive, il secondo grave problema che gli si prospetta è quello della solitudine: egli infatti è l’unico essere della sua specie che si conosca. Con l’aiuto degli inseparabili amici Francesco e Carlotta, Barbapapà parte per uno stralunato e poetico viaggio alla ricerca di una “Barbamamma”. Incastrato dentro una piccola roulotte trainata dalla bicicletta dei due amici, Barbapapà tocca i principali paesi del mondo. La ricerca si conclude felicemente proprio nella casa dei due bambini: dallo stesso giardino da cui un giorno è misteriosamente spuntato lui, nasce infatti anche la Barbamamma (in francese “Barbamama”), dalle forme più aggraziate, più “femminili”, di colore nero alla quale Barbapapà dona subito un mazzetto di fiori rossi i quali comporranno la vezzosa coroncina che la Barbamamma porta sul capo.