Cosa rende una casa, la tua casa?

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Ieri parlavo con un amico, e questo mi ha detto che non concepiva una casa in affitto, che la casa per lui era un punto di stabilità, un posto dove sapere di poter tornare, un angolo di mondo tuo da dove nessuno può mandarti via.

Fa molto Ariosto, che fece scrivere sulla porta di casa: “parva sed apta mihi” (piccola, ma adatta a me), che a me fa tanta tenerezza ma non so quanto alla fine condivido.

Il nostro pensiero si forma indubbiamente dalle nostre esperienze per una parte, e senza dubbio il mio ‘nomadismo’ infantile fra tutte le case che ho cambiato ha contribuito a consolidare in mente la sensazione di non potere, e non volere, creare attaccamento sulle cose materiali.

Questa mia consapevolezza interna è stata istruita da due maestre. La prima, e la più importante, è stata la vita stessa.

Sono dell’idea che ti devi ritrovare nella condizione di non avere niente, per capire ciò di cui hai bisogno davvero. E la prima cosa che ti viene in mente in quei casi è ‘respiro’, ‘serenità’. Dopo di chè vengono tutti quei bisogni che da quel momento in poi riconoscerai come tutto sommato futili: dalla maglietta, a quel libro che ti piaceva tanto, ad una casa così e cosà, quel telefono, la tv, la xbox.

Piano piano che risali la china, ti circondi sì nuovamente di tutte quelle cose, ma le guardi in modo diverso: se domani il mio televisore si frantuma a terra, faccio spallucce, ed i film li vedrò sul computer o ne prenderò un altro quando ho tempo e voglia.

Non posso basare la mia stabilità ed il mio equilibrio da nessuna altra parte che dentro di me. Perchè basarlo su una casa, ti manderà nel panico il giorno che un albero cadrà sul tetto e la rovinerà. Basarlo su una persona, ti ridurrà in pezzi se questa ti lascia. Basarlo su qualunque altra cosa ancor più passeggera, non farà altro che portarti brevemente in fondo al tuo inferno personale.

La seconda maestra sono stata io stessa, perchè capito questo ho cercato di non complicarmi la vita da sola.

La maggior parte delle persone passano la loro esistenza a crearsi drammi per tirare avanti, perchè attraverso il turbamento ed il nodo allo stomaco si sentono vive. Per intendersi, c’è gente che se vede arrivare una tempesta di fulmini va a farsi una passeggiata con in mano una mazza da golf.

In questo mondo vivrai lo stesso, in un angolo o in lungo e in largo, con o senza quel mattone, sconquassato in questo caos che ti fa perdere i confini di te se solo glielo lasci fare, ed è il bello, è forse il motivo per cui si vive, o almeno è qualcosa che rende la vita degna di essere vissuta.

Quindi sai, la casa la puoi sentire tua semplicemente rendendola calorosa, accogliente, portandoci quel mobile che ti ricorda tuo nonno e quella foto in cui eri piccolo e ridevi con un dente solo. Ci porti i tuoi ricordi e te stesso, e questo la rende tua non perchè adesso sia piena di cose, ma perchè dovunque giri gli occhi ti specchi, e l’equilibrio sei tu.

casamia
E questa è casa mia 🙂

5 thoughts on “Cosa rende una casa, la tua casa?”

  1. Perdonatemi se non ho avuto quel paio di milioni di euro per comprarmi casa a Bucarest, Londra e Singapore dove ho vissuto. E non sto contando le vacanze o la casa dei miei!

  2. Come dicevo nel testo, per me la casa è soltanto un posto, ed un mezzo, poco importa se i mattoni sono tuoi!

  3. Ciao, grazie mille e volentieri! passo da te!

  4. Ciao! grazie a te per essere passata, entro volentieri nel tuo mondo! A presto

I commenti sono chiusi.