Bruner: evoluzione umana, cultura, trasmissione

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Filament.io 0 Flares ×

Come tutti gli esseri viventi, l’uomo trascorre la sua esistenza in un ambiente naturale retto da leggi fisiche e biologiche che lo coinvolgono direttamente. Ma, a differenza degli animali, organizza anche un ambiente culturale, capace di piegare la natura ai suoi bisogni controllandola e modificandola.

Questa capacità secondo lo psicologo americano Jerome S. Bruner dipende da specifiche caratteristiche che contraddistinguomo l’uomo, nello specifico la costruzione di strumenti, il linguaggio, l’organizzazione sociale, la prolungata infanzia e il bisogno umano di spiegare la realtà. Attraverso questi mezzi gli uomini hanno sviluppato ciò che gli antropologi chiamano cultura.

Cos’è la cultura? L’insieme di valori, norme, modelli, comportamenti, simboli, strumenti… che caratterizzano ciascuna società umana.

La cultura domina così l’esperienza di ogni essere umano. Tuttavia, non è iscritta nel codice genetico: per essere conservata, deve essere trasmessa ed ogni membro della società può farla propria, rielaborarla, utilizzarla.

Dalla necessità di trasmissione nascono poi rispettivamente l’istruzione e l’educazione, l’una riferita specificatamente alla conservazione di nozioni, l’altra ad una più vasta sollecitazione della formazione di una personalità.

Ma andiamo al bello. Il fulcro del pensiero di Bruner lo troviamo però quando si comincia a parlare di paradosso ostretico. Di che si tratta? Con l’evoluzione e l’aumento della forza nella cintura pelvica si è verificata una graduale chiusura del canale natale, mentre invece con l’evoluzione culturale si osservò un aumento delle dimensioni del cervello e della scatola cranica che lo contiene. Il contrasto è evidente: la nostra linea evolutiva premia individui con il cervello sempre più grosso e canali natali sempre più stretti.

La domanda sorge spontanea: come sarà possibile continuare a nascere?

La risposta sembra arrivare da un equilibrio che il cervello umano ha raggiunto spontaneamente: l’infante umano mantiene un’immaturità cerebrale che non solo permette al neonato di passare dal canale natale, ma assicura un’infanzia prolungata, durante la quale possono con più facilità essere trasmessa la nostra cultura.

Le osservazioni di Bruner lo portano a notare che gli esseri umani sembrano essersi evoluti non solo nella direzione del bipedismo, dell’uso degli strumenti, di una maggiore capacità di elaborare informazioni sensoriali, ma anche in una vera e propria immaturità cerebrale permanente. Tanto che il cervello umano assomiglia sotto certi aspetti più al cervello fetale del gorilla che al cervello adulto di quello stesso primate.

L’uomo è dunque l’essere che cresce tutta la vita. Con un cervello incompleto e plastico per conformazione, geneticamente incompleto ed irrisolto, sempre alla ricerca di completezza.

https://i1.wp.com/www.brainpickings.org/wp-content/uploads/2014/04/jeromebruner.jpg?w=1160