Alla ricerca del lavoro perfetto

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To be honest, I don’t know if “the perfect job” is out there for anyone. That may just be an unreasonable expectation. But that doesn’t mean you need to settle for being unhappy, disgruntled and downright miserable. Examining the factors that are causing you to be so glum will help you figure out where to go next, whether that’s adjusting something about your current situation or finding something completely different. Because you can’t see the future, you can’t see precisely where your career path will take you. But you can help shape it.

Ad essere onesti, non so se il ‘lavoro perfetto’ sia per tutti li fuori. Potrebbe essere un’aspettativa irragionevole. Ma questo non significa che sia necessario rimanere fermi e diventare infelici, spenti e demotivati. Esaminando i fattori che ti rendono così depresso può aiutare immaginare la direzione da prendere, che si tratti solo di un modo per migliorare la situazione attuale o di trovare qualcosa di completamente diverso. Perché se non riesci a vedere il futuro, non puoi sapere precisamente la direzione che prenderà la tua carriera. Ma puoi aiutare a darle forma.

Ho letto questo articolo di Forbes oggi e mi ha molto colpita. Ci ho rivisto i miei ultimi mesi, e per descriverli non potrei trovare parole migliori.
A partire dal primo momento di crash, il disagio crescente, chiedersi: “Sono io il problema?” e poi piano piano mettere a fuoco che quel lavoro non fa più per te, che c’è qualcosa da cambiare, che ‘no, io scelgo la mia serenità, non sono mica una macchina!’.
Certo, la prima cosa necessaria è non perdere la calma, valutare bene i pro ed i contro prima della prossima mostra… ma poi agire, per il proprio benessere, spostando quel tassello che riporterà la pace noi.
Cambiare qualcosa, cambiare del tutto…? A ciascuno la sua ardua sentenza.
Ma del resto: se non stai bene dove sei, muoviti, non sei mica un albero!