Altalene del cuore? Presente! Come no?

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Non so voi, ma io prendo quelle che dalle mie parti si chiamano ‘delle grandi tronate’. Ovvero testate, nel muro, piene e decise, mentre inseguo stelle e farfalle. Mentre seguo i movimenti del mio cuore, che spesso troppo somiglia allo stomaco.

Ho sempre pensato che la mia ingenuità fosse una conseguenza dell’età, ma passano gli anni ed io continuo a scegliere di lanciarmi senza paracadute.

E ho l’infelice impressione che il numero di volte in cui mi sfracello al suolo non sia importante.

Non sei nemmeno vecchia decrepita, potrete dirmi.

È vero, no, ma sto osservando che non succede spesso di nascer tondi per morire quadrati ed io semplicemente ho questa splendida propensione al lancio incontrollato che, veramente, sarebbe da studiare.

Di recente mi sono imbattuta in un libro incredibile. All’interno, ho letto di una visione indonesiana della crescita di sé che mi ha affascinata.

Ci sono due forze che determinano la formazione di un albero, che contribuiscono al suo sviluppo: la ghianda da cui nasce, e… l’albero stesso.

L’albero stesso, già maturo, completo e grande, chiama la ghianda, l’arbusto, il giovane albero. Applica lui stesso una forza di attrazione verso la sua versione più giovane, in una sorta di piano infinito in cui il tempo è soltanto una delle dimensioni in cui la nostra mente limitata rimane intrappolata.

Il mio albero, mi chiama verso un grande strapiombo di solito.

La donna che sono ha chiamato la bambina che ero per anni, e già la sento la voce della donna che sarò che mi chiama da lontano, laggiù in fondo.
E anche quella, sussurra: straaapiooomboooo

Che meraviglia!